«Io, Ahmed, fuggo dall'orrore»

PORTO EMPEDOCLE.«Ci hanno tratto in salvo dalle onde del mare ma ci ritroviamo liberi dentro la stiva di questa nave, stipati come sardine". Pensieri, considerazioni ed aspettative dalla Cap Anamur, ex nave cargo rimodulata in 'safe boat" che ha raccolto 37 uomini, su un gommone in un punto del Mediterraneo, a 180 miglia da Malta e 100 da Lampedusa secondo i dati forniti dal comandante. Per raggiungere la nave, occorrono poco più di due ore di navigazione sulla 'Goletta verde" di Legambiente, che ha partecipato alla missione umanitaria organizzata ieri dall'Arci. Rotta a 240 gradi, Sud-Sud Ovest, a 16 miglia a largo di Porto Empedocle. Da qui la costa si intravede ma non sembra poi cosi lontana. «Li teniamo nella stiva - spiega Elias Bierldel, uno dei responsabili dell'associazione umanitaria tedesca armatrice della nave - perchè non abbiamo alri posti adatti e soprattutto perchè cosi possiamo tnerli d'occhio più facilmente. Il timore è che qualcuno di loro possa fare qualche pazzia e provare a raggiungere la Sicilia a nuoto».
Alla stiva dormitorio si accede calandosi nella pancia della nave, lunga 92 metri, attraverso uno stretto cunicolo con una scala a pioli. E l'aria si fa già pesante, la luce è scarsissima. «Mi chiamo Ahmed Saka - racconta uno di loro - ho 30 anni e vengo dal Sudan. Io li avevo una moglie ed una figlia ma la mia compagna è stata uccisa e di mia figlia non so più nulla. Ero fuggito dalla guerra per cercare pace ma fino ad ora non ci sono riuscito». Amhed in Sudan era un maestro. «Insegnavo arabo e inglese ma nel Paese la vita è impossibile. I soldati entrano nelle case, sparano e uccidono senza motivo». Chiediamo se la sua meta fosse l'Italia e risponde: «Io volevo soltanto trovare pace e serenità. Non avevo previsto di venire in Italia. Nè lo abbiamo chiesto al comandante della nave, nè il comandante lo ha chiesto a noi».
L'equipaggio del Cap Anamur (15, due le donne, tra marinai, tecnici e personale sanitario) fa di tutto per rendere più confortevole un soggiorno giunto al 17esimo giorno. Nella 'pancia dormitorio" è stata allestia pure una sala divertimenti con un calciobalilla, un tavolo da ping pong, la tv che permette di vedere le uniche due videocassette: un film di Stanlio e Ollio e un non proprio beneaugurante 'Titanic". «Ma sono stati loro a chiederlo - rivela divertito Bierldel- a loro piace. I problemi sono altri: pochi i viveri e l'acqua per lavarsi non può durare a lungo».
Goletta Verde sta per salpare, sotto gli occhi vigili della Guardia Costiera, il mare si sta ingrossando leggeremente ma c'è ancora il tempo per l'ultimo 'show" di Elias Bierldel, un tedesco poliglotta, vero 'animatore" dell'operazione: «Per voi giornalisti - dice al megafono, sporgendosi dal ponte - un'ultima cosa. Questo è il ragazzo che si diceva avesse un principio di peritonite. E' sano e non ha problemi». Lui, il ragazzo sudanese non capisce, ma sorride, i suoi occhi brillano, alza i pugni al cielo e fa pure qualche piegamento per dimostrare la sua integrità. «Tra qualche giorno - augura Elias - ci rivedremo per un grande party a bordo del Cap Anamur per festeggiare lo sbarco a Porto Empedocle».