Tasse e pensioni, Berlusconi rilancia


ROMA. Ed ecco quindi la ricetta di Berlusconi, in veste di ministro dell'economia davanti all'assemblea dell'Abi (le banche), per l'azzoppata Italia. Proposte che sono state apprezzate anche dal governatore Fazio. Perché messo da parte Tremonti, il governatore di Bankitalia sembra più disponibile con Berlusconi.
Farò la riforma fiscale, ma non come volevo io: «Non riuscirò a mantenere il progetto di due sole aliquote: spero di aggiungere solo una terza aliquota» per i redditi piu' elevati. Berlusconi ha aggiunto che il secondo modulo della riforma fiscale partirà dal 1 gennaio 2005 e prevederà tra l'altro un'estesione della ‘no tax area' da 7.500 euro a «circa 7.800 euro».
Faremo subito, prima delle ferie estive - ha aggiunto - la riforma delle pensioni (andrà in aul alla Camera il 19 e sarà posto il voto di fiducia), abbiamo già pronta la manovra correttiva che sarà varata (oggi) dal consiglio dei ministri. Poi tutto l'elenco di tutte le altre riforme in sospeso che il governo della Casa delle libertà si appresta a portare a compimento. Sulla sostituzione del ministro Tremonti, e la fine dell'interim, Berlusconi ha assicurato che il governo sta lavorando intensamente. «Ho assunto ad interim l'incarico per il tempo necessario a individuare col consenso degli alleati della Cdl il successore del precedente ministro».
La cosa più importante da fare, ha spiegato il presidente del consiglio, è offrire stabilità e certezze agli italiani, due cose che la sinistra, dice, non è in grado di offrire. Solo con la stabilità si può scommettere sul futuro. E la stabilità deve essere anche dei singoli ministri. Un discorso che è suonato comunque un po' strano per il capo di un governo che di ministri ne ha già persi tre, con l'aggiunta di qualche sottosegretario. Sulla natura della scommessa politica centrale, la riforma delle tasse (che dovrebbe partire a gennaio del 2005), Berlusconi ha detto che non è sicuro di tenere solo due aliquote. «Non riuscirò a farlo - ha spiegato - per ragioni relative alla curva fiscale e al consenso nella maggioranza». Discorso molto netto invece sul rapporto tra deficit e Pil. Berlusconi, parlando da imprenditore, ha detto che non ci si può impiccare a cifre rigide, riaprendo la polemica contro il Patto di stabilità e cercando di giustificare l'Italia, che poi non starebbe peggio di altri paesi. Il governo si adopererà comunque per mettere i conti in ordine.
Berlusconi ha anche negato che ci sia stato un impoverimento del paese e ha spiegato nel dettaglio la base della manovra correttiva che dovrebbe essere varata oggi dal consiglio dei ministri (salvo sorprese). Ribaditi i tagli ai finanziamenti alle imprese e a tutti i ministeri. Alle imprese i soldi arriveranno da un nuovo fondo rotativo speciale per prestiti agevolati. La manovra sarà di 7,7 miliardi di euro per il 2004, pari a oltre lo 0,6% del Pil, con tagli di spesa per 4,2 miliardi di euro e con aumenti delle entrate per 1,5 miliardi. Le misure non saranno «una tantum», ma strutturali.
Un programma che ha bisogno, secondo il premier, di «stabilità di governo e anche dei singoli ministri». Di qui la certezza di un interim all'Economia «solo per il tempo necessario ad individuare il successore del precedente ministro». E' dunque un Berlusconi ottimista, e «fiducioso nella forza del nostro sistema paese». Ottimista anche per quanto riguarda il futuro della sua maggioranza. Perché un accordo si troverà, «in tempi brevi» anche con gli alleati per completare il programma entro i prossimi due anni.

Paolo Andruccioli