«Pronto a lasciare, per il bene di tutti»

PAVIA. Professor Carlo Cinquini, lei è presidente del consiglio comunale. Un ruolo di prestigio, ma anche una pregiata merce di scambio...
«Non mi sento merce di scambio...».
Scusi, ma lei dov'era in questi giorni? Almeno legga il giornale.
«Intendevo dire che diventa difficile rispondere se uno non si identifica come merce di scambio».
Cambio la domanda: nel pacchetto offerto al Nuovo Ulivo c'è anche lei... anzi, c'è la presidenza del consiglio. Cosi va meglio?
«Si. Detto in questi termini generali è vero: insomma, per riuscire a chiarire questa crisi strisciante che tanto strisciante non è, ogni posizione viene messa in discussione».
Quindi anche la sua.
«Anche la mia».
Cominciamo a parlare la stessa lingua. Non crede che mettere nel pacchetto anche un ruolo istituazionale come il suo sia poco rispettoso?
«Poco rispettoso non direi: è però vero che il ruolo del presidente è di garanzia, quindi inserirlo in una trattativa tra partiti...».
Sia sincero: lasciare il posto per lei sarebbe un insulto personale.
«Assolutamente no».
Non ci credo, ma facciamo finta di si. Parliamo della gestione del consiglio comunale: un po' se l'è lasciato sfuggire di mano.
«Differenziamo gli aspetti...»
Differenziamoli.
«Se la maggioranza, in questo contesto politico di richiesta del Nuovo Ulivo di maggiore visibilità, valuta la possibilità di riassegnare la presidenza del consiglio, si può discutere anche se francamente, a pochi mesi dalla scadenza del mandato, mi pare scarsamente funzionale. Se invece apriamo una discussione sul piano della gestione del ruolo di presidente, questa è sempre legittima. Però...».
Però...
«... va investito l'intero consiglio comunale».
Entriamo nel concreto?
«Si».
E' disposto ad immolarsi sull'altare delle poltrone richieste dal Nuovo Ulivo?
«Parlando da cittadino che fa politica da molti anni e che si assume di conseguenza le responsabilità del ruolo, ritengo che chiunque dovrebbe essere disponibile a farsi indietro se questo è nell'interesse della città».
Retorica: in realtà la vogliono far fuori, metaforicamente, per salvare la traballante maggioranza.
«In effetti. Ma mi chiedo: è questo il vero strumento per farlo? Perché non c'è solo il problema del Nuovo Ulivo, all'interno delle singole componenti vi sono posizioni differenziate e questioni che hanno poco da vedere con la mia presidenza...»
Va bene, chiudiamola qui. Cosa consiglierebbe al prossimo presidente... magari tra due mesi.
«Non saprei...».
L'aiuto io: di impedire ai consiglieri Niutta e Bruni di parlare troppo.
«Assolutamente no».
Insomma, mi dica qualcosa di più...
«Allora... Gli suggerirei di cercare sempre una posizione di equilibro tra l'appartenenza politica e il ruolo istituzionale di garanzia». (f. ma.)