Ancora attacchi contro Al Zarqawi
ROMA. Un nuovo attacco mirato, nel tentativo di eliminare il giordano Al Zarqawi, l'uomo di Al Qaida, e il suo stato maggiore, sfuggito a un altro bombardamente mirato a Falluja solo la settimana scorsa. Anche questa volta ad essere presa di mira dai bombardieri americani è stata una casa di Falluja, dove la coalizione è convinta si nasconda il braccio destro di Osama bin Laden.
Al Zarqawi servendosi della guerriglia irachena, cerca di accreditarsi come successore dello sceicco saudita. Il missile lanciato dall'aereo ha centrato una casa in una zona residenziale, nel quartiere al-Shuhada della città, distruggendola. Dalle macerie sono stati estratti quindici cadaveri e tre feriti. Secondo fonti militari si tratterebbe di «combattenti», anche se non è stata resa finora nota alcuna identificazione. Le televisioni arabe hanno parlato di «una casa abitata da una famiglia».
E' certo che Falluja resta uno dei capisaldi della resistenza sunnita. Anche ieri un gruppo armato ha aperto il fuoco contro una eliambulanza che sorvolava la città, causando alcuni feriti.
E gli attacchi della guerriglia continuano dappertutto, di notte e di giorno. A Baaquba tre uomini hanno attaccato con granate e fucili l'azienda del sottoprefetto della città, causando due morti e due feriti. Un altro civile è stato ucciso, e tre feriti, in un attacco notturno con razzi anticarro contro il posto di polizia di Bassora, mentre a Samawa un civile è stato ucciso nell'esplosione di una mina al passaggio di un convoglio Usa. Continua anche il dramma dei rapiti.
Il gruppo che aveva annunciato la decapitazione del marine libanese ha fatto sapere ad Al Jazeera che è vivo ed è stato portato in un luogo sicuro. Poco dopo la stessa tv ne ha annunciato la liberazione, dopo la promessa che «non sarebbe tornato a combattere».
Nonostante le assicurazioni del nuovo governo, la situazione si mantiene altamente instabile. Lo stesso leader sciita radicale Moqtada Sadr, che fino a pochi giorni da sembrava intenzionato a disarmare le sue milizie, ieri è tornato ad incitare i suoi uomini a «resistere fino all'ultima goccia di sangue» e a combattere il governo provvisorio che giudica «illegittimo». Non è da escludere che si tratti di una mossa tattica, mentre sono in corso trattative per il disarmo e il governo parla di «amnistia» per i combattenti contro la coalizione. Resta tuttavia un fatto preoccupante.
Il governo, da parte sua, fa la voce grossa contro i paesi confinanti, soprattutto Iran e Siria, ma rinvia l'introduzione delle misure straordinarie annunciate, e parla di un semplice «ordine» in preparazione.
E mentre il «New York Times» rivela che la guerriglia irachena sarebbe finanziata da tre parenti cugini di Saddam, si torna a parlare degli 007 italiani rapiti e liberati in 24 ore nell'aprile scorso. La Farnesina smentisce, anche se stavolta a dirlo è uno dei rapitori, ma intanto sconsiglia viaggi «a qualsiasi titolo» in Iraq. Anche quelli ritenuti «necessari». (a.s.)