L'ultima scommessa
Intanto, un primo risultato: evitare l'ammonimento preventivo dell'Ecofin, il ministro dell'Economia ad interim, Silvio Berlusconi, l'ha già ottenuto. Farebbe, comunque, bene a non vantarsene troppo sia perché quella dell'Ecofin è soltanto una sospensione temporanea sia perché i conti pubblici italiani stanno sfondando il tetto di Maastricht, cosicché la sanzione arriverà inesorabile la prossima volta.
Naturalmente, Berlusconi è convinto che farà i miracoli richiesti molto meglio di qualsiasi altro «ministrabile» italiano. D'altronde, di Mario Monti non si fida - e sarebbe molto curioso che Monti si fidasse dei conti di Berlusconi e della politica economica che vorrebbero i suoi alleati, in particolare Alleanza Nazionale e l'Udc. L'interim per Berlusconi non è soltanto il prodotto di un suo normale «delirio di onnipotenza», vale a dire dell'assoluta convinzione di sapere governare, anche l'economia, meglio di chiunque altro. E' anche una scelta politica. Soltanto lui avrà abbastanza forza per tagliare le tasse, un obiettivo che, in assenza di tagli alle spese, il rigoroso Monti non perseguirebbe sicuramente; soltanto lui potrà impedire ad An e Udc di attuare una politica clientelare nei confronti del Sud, anche questo un obiettivo che Monti non approverebbe e che rende, quindi, curiosa la preferenza che An e Udc hanno espresso per il Commissario europeo.
A questo punto, però, dovrebbe essere chiaro che la situazione è molto diversa da quando Berlusconi dovette sostituire il ministro degli Esteri: Renato Ruggiero non era comunque stato una sua scelta, ma gli era stato imposto da Ciampi e da Gianni Agnelli. Tremonti era l'interprete accreditato, autorizzato e avallato di una politica economica e, persino, di una politica tout court: quella dell'asse preferenziale con la Lega. Per questa ragione, Berlusconi prende nelle sue mani, e manterrà fino a quando non trova un altro Tremonti, la politica economica e i rapporti con la Lega, rammaricandosi che la sua controparte non possa essere Bossi in persona.
La legislatura non è affatto finita. Sarebbe un suicidio collettivo per la Casa delle Libertà andare ad elezioni anticipate. La scommessa, questa volta l'ultima e la decisiva, consiste nel raddrizzare i conti pubblici e nel rilanciare l'economia nei venti mesi o poco più che ci separano dalle prossime elezioni politiche della primavera 2006. Purtroppo, se Berlusconi fallisce, come non è improbabile, il rischio è che il centro-sinistra comincerà la sua nuova avventura governativa abbondantemente appesantito dai debiti berlusconiani e che, quindi, il conto lo pagheranno gli italiani, quasi la metà dei quali, in verità, non se lo è affatto meritato.