Fini perde le staffe «Mancano due miliardi»

ROMA.«Giulio mi dispiace, ma a questo punto sono io a chiedere le tue dimissioni». E' passata da poco la mezzanotte di un venerdi pazzesco, e il dramma si consuma. Tremonti ingoia amaro, è rimasto solo. Davanti all'attacco frontale, durissimo di Fini («Qui c'è una persona che ha bisogno di una lezione...in questo governo o ci stiamo noi di Alleanza Nazionale o ci sta Tremonti»), nessuno batte i pugni sul tavolo per difendere il super-ministro dell'Economia. Davanti ad un mare di tazzine di caffè e di bottiglie di minerale, le delegazioni della Cdl, riunite nel sontuoso salone di palazzo Grazioli, a due passi da piazza Venezia, capiscono che non si può tornare indietro. La testa di Tremonti rotola inesorabilmente.
Tutto inizia con un Berlusconi cauto, che prova a illustrare la manovra ed a ricordare l'appuntamento dell'Ecofin di lunedi. Poi parla Tremonti e illustra il piano dei tagli. Fini inizia subito a contestarlo, le voci si alzano. Tremonti gli dice: «Tu non capisci molto di economia». L'aggraziata figura di Fini si altera. Berlusconi cincischia con i fogli. L'alterco diventa incandescente quando il leader di An contesta due miliardi spariti dai conti. «Non lo sapevo - dice Tremonti - ma comunque sono solo due miliardi». Fini esplode: «Io non capirò di economia, ma di politica si. Due miliardi significa toccare gli interessi di persone in carne e ossa. Ed è irresponsabile parlarne cosi».
Berlusconi prova a prendere tempo: «Si è fatto tardi, lasciatemi pensare...». Ma Fini non molla: «Deve dimettersi, basta!» E il Cavaliere, con le spalle al muro, decide per il sacrificio: «Di fonte ad una crisi al buio, all'uscita di un partito dal governo, preferisco sacrificare un ministro».
A.G.