I sindacati: disastro annunciato


ROMA.La manovra del governo completa «la cronaca di un disastro annunciato». E' un giudizio della Cisl e del segretario Giorgio Santini, ma è largamente condivisa da tutti i sindacati, dall'opposizione e dalla Caritas.
Roberto Pinza, della Margherita, la fa propria perché da tempo il governo «ha imboccato strade completamente sbagliate». Per Giuliano Amato era evidente che, senza una manovra correttiva, il governo non sarebbe riuscito a mantenere gli impegni di Maastricht. Non sono arrivati i gettiti sbandierati per varie operazioni, dai condoni alla cartolarizzazione.
L'ex ministro Vincenzo Visco parla di «incompetenza e avventurismo» e fa un'analisi allarmata sui conti pubblici, affermando che per stare sotto il 3 per cento nel rapporto deficit-pil, ci vorrebbe una manovra da 10 miliardi di euro, perché il livello dell'indebitamento è sopra il 3,5 per cento e si avvicina al 4. Manovra anche pericolosa: per correggere i conti, taglia risorse destinate al Sud, e a danno non solo dello sviluppo del Mezzogiorno, della cui inquietudine si fa portavoce Antonio Bassolino. Paolo Nerozzi, Cgil, è convinto che la manovra ridurrà nel Sud di almeno l'1 per cento la crescita annua del pil. Pierluigi Bersani, in polemica con Gianfranco Fini, dice che non è «responsabile» una manovra che colpisce al cuore gli investimenti e assesta al Sud un colpo senza precedenti.
Sta sul chi vive Luca di Montezemolo, curioso di sapere «dove arrivano i tagli». Se si cambiano gli incentivi - dice il presidente di Confindustria - per rendere più efficiente il Sud, bene. No, se i denari delle imprese servono solo per ridurre la spesa pubblica. E cosi per le tasse: se si vogliono tagliare, bisogna vedere dove si prendono le risorse per ridurle. Marigia Maulucci parla di polverone della riforma fiscale, per coprire la gravità della manovra.
Tagli a tutto campo, denunciati dalla Cisl, dalla «cura dimagrante» per i patronati, alle infrastrutture ferroviarie e stradali. Tutti i sindacati degli agricoltori sono critici per il colpo «una tantum» in arrivo per oggi. Nel mirino del governo, cultura e informazione. La Fondazione La Fenice, Giovanna Melandri e Andrea Colasio giudicano «raccapricciante» il taglio al Fondo unico dello spettacolo. La Fenice ne denuncia l'entità: 20 per cento nel 2004, 40 nel 2005. In allarme la Fnsi del segretario Serventi Longhi, per i tagli annunciati alle cooperative e ai «giornali di idee», non profit e alle agevolazioni postali e telefoniche. Un «pesante colpo al pluralismo nell'informazione».

Renato Venditti