Viaggio fantastico sul corpo

I capezzoli: due dischi volanti parcheggiati nel petto. I nervi: fulmini del corpo. La testa: una conchiglia. La schiena: una bacheca. Il cuore: una seppia che spruzza nel corpo il suo spavento. Come un esploratore incantato Tiziano Scarpa scopre il nostroCorpo (cosi si intitola il suo nuovo libro edito da Einaudi) mostrandoci ogni sua parte in una luce nuova, diversa, con grande umorismo e una immaginazione un pò folle. Veneziano, 41 anni, autore di romanzi, racconti, poesie e saggi come 'Occhi sulla graticola", 'Cosa voglio da te", della guida 'Venezia è un pesce" e dell'antologia 'Nelle galassie oggi come oggi. Covers" con Raul Montanari e Aldo Nove, in Corpo Scarpa dà il meglio di sè in più di cinquecento aforismi. Sembra stupirsi lui stesso dei pensieri sorprendenti, i brevi apologhi e le illuminazioni nate dall'osservazione di ginocchia, orecchie, capezzoli, gambe.
Diviso in cinquanta brevi capitoli, ciascuno dedicato a una parte del corpo, il libro è un tuffo in un mondo a noi familiare che pure riesce a sbalordirci. Cosi dell'ombelico Scarpa dice: «mi servirà come la scarpetta di Cenerentola servi al principe Azzurro. Sposerò la donna il cui capezzolo combacerà perfettamente con il mio ombelico» inaugurando in questo modo la funzione dell'ombelico come misuratore di capezzoli. La fiaba è un elemento che ritorna nel libro come un costante riferimento e nel capitolo dedicato alle labbra, eccone una: «C'era una volta una principessa che voleva sbarazzarsi dell'amore. Posava le sue labbra dappertutto, senza fare differenze fra le superfici, le cose, la pelle, perchè non si dicesse di lei che aveva un'inclinazione a baciare». Ma un giorno, la principessa incontrò un essere ripugnante e lo invitò a toccare le sue labbra per qualche istante. Inventiamoci - disse la principessa - un contatto che non possa mai e poi mai essere chiamato bacio, io e te!. Subito il rospo si trasformò in principe, che appena la vide si innamorò di lei e la chiese in sposa.
In questa esplorazione fantastica si affaccia anche la consapevolezza della morte. Accade nel capitoletto sulle ossa, le prime a decomporsi. «Poche ore dopo la morte saranno rammollite e flaccide. Si scioglieranno - racconta l'autore - in una poltiglia saponosa, evaporeranno sfiatando gas più leggeri dell'aria, che saliranno a ingrassare le candide nubi». Molti i riferimenti personali in particolar modo ai capelli («Non mi vogliono più bene. Uno alla volta si buttano dal cornicione del settimo piano, si schiantano a terra spaventando i passanti»).
Scritto durante una residenza presso il Kunstlerhaus Schloss di Wiepersdorf, Scarpa si augura che nelle pagine di Corpo «si sia impressa una qualche traccia della felicità che mi hanno procurato quei tre mesi».