Ma lo scempio va avanti
LA Corte costituzionale riporta un po' di ordine in materia di condono edilizio e ne limita, per quanto possibile, i danni già pesanti. In estrema sintesi, la suprema Corte ha riconosciuto che: a) è ammissibile, in linea di principio, una legislazione statale di sanatoria straordinaria; b) sugli abusi rimane esclusiva la competenza penale dello Stato; c) in materia amministrativa, invece, fissati i principii, spetta alle sole Regioni determinare quali tipologie di abusi e quali volumetrie illegali condonare; d) sono illegittime tutte le parti della legge che non prevedano questo ruolo per le Regioni nell'ambito di una legislazione «concorrente» Stato-Regioni sul territorio. Le Regioni che avevano approvato proprie leggi anti-condono non potevano «farsi giustizia da sé». Pertanto quelle norme decadono. Per contro hanno pieni poteri nell'attuazione della legge, nell'applicazione di limiti, «paletti», ecc.
Ma le domande di sanatoria (non moltissime) già presentate, quale sorte avranno? Verranno vagliate e, se in linea con le norme sino a ieri vigenti, accolte. Tuttavia il governo - che aveva già prorogato la chiusura dei termini per le domande di condono al 31 luglio- dovrà presentare in tempi congrui una nuova legge nazionale di principii la quale consenta alle Regioni di legiferare, anch'esse in tempi congrui, in materia. Per il governo Berlusconi queste sentenze rappresentano un altro colpo alla traballante costruzione della Finanziaria 2004. Finora, stando alla stessa Corte dei conti, gli incassi si limitano a poco più di 300 milioni di euro rispetto ai 3,1 miliardi di euro previsti da Tremonti. Alcuni presidenti di Regioni si sono già espressi in modo restrittivo. Maria Rita Lorenzetti (Umbria), ex presidente della commissione Ambiente della Camera, ha anticipato che nel territorio di sua competenza proporrà il solo condono dei «piccoli abusi» e di alcune illegalità collegate alla ricostruzione post-terremoto. Grande giro di carte per i Comuni. Pratiche di piccolo taglio. Incassi di poco conto. Per il governo anzitutto. Un nuovo «buco» in Finanziaria.
Di grande momento invece, disgraziatamente, i guasti già provocati al territorio e al paesaggio dalla decisione di Berlusconi-Tremonti di ricorrere ad un nuovo condono edilizio (il terzo in diciotto anni) per «fare cassa». Essi minacciano di risultare, alla fine, rovinosi. Nel solo 2003, secondo stime del Cresme, l'edilizia illegale ha subito una impennata provocata dall'annuncio-condono: ben 40 mila abusi per 5,4 milioni di metri quadrati, per oltre metà concentrati in quattro regioni, con la Campania al primo posto. Il massacro del Bel Paese va avanti. Quello del Mezzogiorno galoppa. Con una perdita di valore, anche economico, del territorio e del paesaggio, davvero incalcolabile. Per noi e per chi verrà.