Caccia a una gang dell'Est europeo

SILVANO PIETRA. Non più frenati dalla priorità di garantire l'incolumità di Anna Maria Valdata, ora gli investigatori possono dispiegare tutta la loro potenza di intelligence nella caccia ai sequestratori. C'è già una pista precisa, che conduce in Romania: da li, sembra dalla cabina telefonica di un paesino nei pressi della capitale Bucarest, sarebbe partita una delle due telefonate giunte a casa Valdata mercoledi sera (e intercettate dalla polizia), con le quali i rapitori volevano ribadire la richiesta di riscatto (un milione e 250 mila euro). La signora Valdata ha riferito agli inquirenti di aver visto quattro banditi (ma si parla anche di un commando di sei persone), uno solo dei quali, incappucciato, scambiava qualche parola con lei per tranquillizzarla.
Tutti stranieri, forse tutti romeni o provenienti da altri paesi dell'Est europeo, anche se ieri una delle tante indiscrezioni riferiva che almeno uno dei componenti della gang (se non il suo cervello) sarebbe un italiano. Sarebbe pure questa una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti, come quella di un possibile collegamento fra il sequestro Valdata e l'assassinio del tassista genovese Alessandro Garaventa. Al momento, però, l'unico tenue nesso sarebbe la vicinanza geografica fra il nascondiglio in cui è stata tenuta prigioniera la 74enne di Silvano Pietra, ad Arquata Scrivia, e il luogo in cui è stato rinvenuto il cadavere del tassista, crivellato da quattro colpi di pistola, fra Gavi e Monterotondo: le due località distano appena una quindicina di chilometri.
La certezza pressochè assoluta è che la liberazione di Anna Maria Valdata è il risultato della pressione esercitata sui rapitori da polizia e carabinieri. Non appena si è delineata la pista romena, e si è ottenuta l'ennesima conferma che il covo non era lontano da Silvano Pietra, gli inquirenti hanno esibito i muscoli, dando un colpo di acceleratore alle indagini. Duecento uomini impegnati in una gigantesca caccia all'uomo, unità cinofile, elicotteri che setacciavano la zona dall'alto. I sequestratori hanno capito che il cerchio si stava stringendo su di loro e sono stati costretti a mollare la presa. Costretti anche perchè non in grado, per basso livello criminale, di organizzare il rapido spostamento dell'ostaggio in una località più sicura rispetto ad Arquata Scrivia, che dista poche decine di chilometri da Silvano Pietra e dall'area setacciata palmo a palmo giovedi. Il pugno di ferro, anche sul fronte del no al pagamento del riscatto, si è rivelato una linea vincente. Criminali meglio organizzati e dotati di più solidi appoggi logistici, sarebbero stati in grado di spostare la rapita in un covo sicuro, invece in questo caso hanno dovuto mollare all'istante la presa. Il loro obiettivo era quello di chiudere la partita in 48 o al massimo 72 ore, magari accontentandosi di una somma molto inferiore ai due miliardi e mezzo di lire sollecitati con il messaggio-ultimatum lasciato sui gradini di casa Valdata. Quando hanno capito che non c'era alcuno spiraglio per una trattativa, la loro scelta inevitabile è stata quella di rilasciare l'ostaggio e lanciarsi in una fuga disperata.
Questione di giorni, forse di ore, la loro cattura? Fra gli investigatori, anche ieri, è filtrato in proposito un cauto ottimismo ma i tempi per la positiva conclusione delle indagini non sono assolutamente ipotizzabili. C'è una traccia precisa che porta fino in Romania, ai possibili complici della gang, c'è il sospetto di un basista che ha agito in questi mesi a Silvano Pietra, preparando il colpo messo a segno domenica scorsa. Le perquisizioni negli stabilimenti e nei mini-alloggi degli operai non avrebbero avuto esito, ma la caccia alla talpa in paese continua. Sospetti rafforzati dal fatto che i sequestratori conoscevano al millimetro spostamenti e abitudini di Anna Maria Valdata e dei familiari, e altri particolari sulla villa (come il non funzionamento diurno delle telecamere all'ingresso) desumibili solo da una perfetta conoscenza del luogo. Il cauto ottimismo degli inquirenti sarebbe nutrito anche dal buon esito del sopralluogo effettuato ieri ad Arquata, sulle tracce del covo. Indizi e reperti ora all'esame dei carabinieri del Ris e della polizia scientifica scesi in massa fino al rifugio sul greto dello Scrivia, guidati nella spedizione fra boscaglia e rovi da un'Anna Maria Valdata fragile ma tenace. Si tratterebbe di sostanze organiche e biologiche, tali da consentire la ricostruzione del Dna di uno dei rapitori. (r.lo.)