La Consob esce assolta dal crac della Parmalat
MILANO. La Guardia di Finanza «assolve» la Consob nell'ambito delle indagini sul crac Parmalat. Ieri le Fiamme Gialle hanno consegnato un rapporto alla procura di Roma, che indaga sull'emissione delle obbligazioni poi non rimborsate dalla società di Calisto Tanzi. E nel rapporto vengono indicati con precisione i documenti falsi che la Commissione di controllo sulla Borsa ha avuto dalla Parmalat quando aveva deciso di chiedere chiarimenti. Eravamo nel giugno 2003 e stavano arrivando le prime voci sulle difficoltà dell'azienda. Di qui le richieste della Consob al gruppo di Collecchio.
I manager di Parmalat, che dovevano dimostrare la solidità del gruppo, avevano fornito bilanci falsi che facevano emergere l'esistenza di una liquidità di cassa molto forte. E, nella relazione, la Finanza «assolve» anche la Banca d'Italia «che non aveva alcun dovere di verificare la solvibilità della Parmalat».
Nei prossimi giorni le carte consegnate dalle Fiamme Gialle saranno esaminate dai magistrati. Il lavoro sarà lungo perchè si vuole analizzare, caso per caso, le modalità di vendita ai risparmiatori dei bond Parmalat. In buona sostanza si vuole accertare se le banche hanno solo risposto alle richieste di acquisto dei risparmiatori, o se invece hanno sollecitato questo tipo di investimento. Nell'ambito delle indagini è emerso che Parmalat non aveva i requisiti per collocare quei titoli in Italia e, per questo, aveva piazzato i bond all'estero. Questi, che erano destinati solo agli investitori istituzionali, sono invece finiti ai piccoli risparmiatori, certamente più sprovveduti. E anche in questo caso la Finanza «assolve» la Consob che, comunque, si sarebbe comportata secondo le regole. Intanto, proprio sui bond, potrebbe aprirsi un contenzioso con i fondi di investimento (soprattutto stranieri) che hanno comprato questi titoli Parmalat nei giorni del crac. Questi fondi sono specializzati nell'acquisto di titoli di società sull'orlo del fallimento. Quindi si iscrivono nell'elenco dei creditori e chiedono di essere rimborsati per il valore facciale del titolo (che è fatto pari a cento mentre, nei giorni successivi al crac, quei titoli Parmalat valevano attorno a 10). Adesso, nel corso di un incontro fra il commissario Bondi e il comitato di sorveglianza, si sta pensando di ammettere questi fondi di investimento fra i creditori, ma di riconoscere loro solo il valore di mercato del titolo, e non il valore facciale.
Sul fronte della nuova società, che si chiamerà Parmalat Spa, c'è da registrare la possibilità di riconoscere ai vecchi azionisti un diritto per sottoscrivere le azioni della nuova company. In questo modo, investendo certamente altro denaro, i vecchi azionisti del gruppo di Tanzi avranno la possibilità di poter recuperare parte dei soldi spesi con l'acquisto dei titoli. ( g.f.)