Il museo dei cloni dei vitigni

TORRAZZA.Una struttura di 54 ettari con tre realtà diversificate: un'azienda sperimentale, con una collezione viticola di livello internazionale composta da oltre un migliaio di cloni provenienti da tutto il mondo; un'azienda convenzionale che rappresenta il punto di riferimento regionale per la produzione viticola, e con un vigneto iscritto alla Doc che conferisce le proprie uve alla vicina cantina di Torrevilla; un nucleo dove si accoglie anche la facoltà universitaria di viticoltura. Tutto questo é la realtà dell'azienda Riccagioia di Torrazza Coste che da due anni è parte integrante dell'Ersaf, la struttura regionale che ha raccolto sotto la propria egida le cinque aziende speciali lombarde, fra cui quella vitivinicola di Torrazza Coste. La struttura è stata visitata da esponenti della realtà vitivinicola bergamasca guidati dal presidente del Consorzio Tutela Valcalepio, conte Bonaventura Grumelli; a fare gli onori di casa il presidente dell'Ersaf, Francesco Mapelli, ed il referente per Riccagioia, Fabio Lombardi. «Per volontà del presidente della Regione, Riccagioia rappresenta tutto il comparto vitivinicolo della Lombardia e da qui, luogo dove si ricava il 70% della produzione viticola lombarda, partiranno una serie di progetti e di iniziativa che coinvolgeranno l'intera regione». Nell'accompagnare i visitatori, Lombardi ha mostrato alcuni degli elementi di maggior vanto dell'azienda, a partire dai tunnel di moltiplicazione che servono alla creazione delle barbatelle nuove e assolutamente sane. «Realizzeremo a breve anche una serra - ha annunciato Lombardi - per poter effettuare in un clima controllato nuove forme di riproduzione controllata». Ma Riccagioia ha anche un elemento di grande valore culturale e produttivo: una collezione di oltre un migliaio di cloni di vitigni storici, cioè usciti dall'anormale coltivazione, che rappresentano la storia della produzione locale. «Su ogni palo abbiamo indicato con un'etichetta le tipologie diverse dei cloni qui raccolti - ha mostrato Lombardi - che sono attualmente ad un diverso stadio vegetativo perché sono appunto tipologie diverse di uve. Sono uve che provengono dal tutto il mondo e che non sono più ormai in produzione come la Moradella, la Croà, la Vermiglio, il Nibbiò, l'Uva della cascina, e di recente a Cegni abbiamo ritrovato un altro vitigno che non conoscevamo e che ha la caratteristica di una maturazione precoce. Ora non é più utilizzato ma é importante raccoglierne un clone per documentare e tenere il libro della storia delle varietà sempre vivo». Altro elemento di orgoglio é un appezzamento di 2 ettari in cui sono raccolte 21 tipologie di mele e 21 di pere diverse e non più presenti con 10 piante per ogni tipologia. Sul retro dell'azienda c'è una serra particolare, a «screenhouse». (m.p.a.).