Luis Sepulveda a Firenze risale la via Francigena
FIRENZE.«Sono un uomo perbene. Ho paura...». Comincia cosi - con una frase di Josè Marti - uno dei libri più conosciuti e apprezzati di Luis Sepulveda, Storie d'amore in un Paese in guerra. Sono parole che si prestano bene a riassumere il giudizio che lo scrittore cileno dà sul «tempo terribile che il mondo sta vivendo. Il mondo è al buio, la storia è sporca. Che aberrazione la guerra preventiva».
Sepulveda, in questi giorni a Firenze perchè impegnato in un libro-reportage sulla via Francigena, sta scrivendo appunto Una storia sporca, raccolta di racconti e riflessioni varie. Il titolo del libro è anche quello del primo racconto, dedicato alla guerra in Iraq.
«Non potrebbe essere diversamente - spiega Sepulveda -. E' una storia sporca perchè quella guerra è sporca. E' pazzesco che per gli interessi di una lobby americana legata al petrolio ci sia oggi della gente che muore».
Secondo lo scrittore cileno, i cui libri sono stati tradotti e pubblicati in 42 Paesi, quelli contemporanei «sono tempi terribili, nel mondo è tornato a prevalere il buio della ragione. I destini di milioni di persone sono condizionati dalle scelte di una ristrettissima minoranza di irresponsabili. Però qualcosa si sta muovendo nelle coscienze. I risultati delle ultime elezioni europee mi sembrano incoraggianti da questo punto di vista». Cileno, 55 anni, libri di grandissimo successo alle spalle come Il vecchio che leggeva romanzi d'amore, Il mondo alla fine del mondo, Diario di un killer sentimentale o il vendutissimo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, Sepulveda ammette che in questo periodo non sente la forza di scrivere un romanzo. La sua concentrazione riesce ad avere al massimo la forma di racconti, «ma sono più che altro riflessioni sulla politica, sulla letteratura, sull'essere scrittore oggi». Sono queste riflessioni il contenuto del suo ultimo libro, già uscito in Spagna e che uscirà presto in Italia (sempre per Guanda): Una storia sporca.
«E' il titolo del primo racconto - dice - tutto sulla guerra in Iraq. Quando penso che la responsabilità di questa guerra è tutta sulle spalle di una lobby irresponsabile, quando penso che trovano legittimazione concetti aberranti come quello di 'guerra preventiva", allora mi chiedo: come faccio a non essere preoccupato?».