C'è l'accordo, varata la Costituzione
BRUXELLES. L'Europa ha la sua prima costituzione. Il 18 giugno del 2004 sarà una data che verrà riportata sui libri di storia come pietra miliare della riunificazione del Vecchio Continente.
I capi di Stato e di governo dei venticinque paesi dell'Unione europea hanno varato il testo costituzionale, ieri sera a Bruxelles, dopo due giorni di discussioni anche aspre ma sempre improntate all'ottimismo e alla cooperazione. Il lavoro della Costituente consegnato lo scorso anno dal presidente Valery Giscard d'Estaing alla Conferenza intergovernativa è stato modificato in più punti lungo i due ultimi turni di presidenza dell'Ue italiano e irlandese, fino a giungere ad un compromesso che è stato accettato da tutti.
Con la nuova Costituzione, sono stati riuniti in un unico testo i quattro trattati che hanno finora governato l'Europa, da quello di Roma a quello di Nizza. L'Unione europea, una volta entrata in vigore la Magna Charta, avrà una «sola personalità giuridica», una leadership stabile, una più coerente politica estera e di difesa, un maggior controllo democratico e un processo decisionale più semplice che permetterà di guidare una comunità oggi di 25 Stati e che domani potrebbero diventare di 27, 30 o più.
La continuità della leadership sarà assicurata da un Presidente dell'Unione eletto a maggioranza che resterà in carica due anni e mezzo, mandato rinnovabile solo una volta. Il Presidente avrà poteri rappresentativi ma anche organizzativi. Il suo compito sarà quello di guidare i lavori del Consiglio europeo e di assicurarne la continuità.
Attualmente, la presidenza di turno dell'Ue dura solo sei mesi, il che rende impossibile ogni politica comunitaria coerente. L'altra figura nuova sarà il ministro degli Esteri dell'Ue che farà parte della Commissione - ne sarà vicepresidente - ma dipenderà anche dal Consiglio. Il ministro dovrà garantire visibilità alla politica estera europea.
Tra i nodi più difficili da sciogliere sono stati il sistema di voto nel Consiglio europeo e la delimitazione dei settori in cui le decisioni verranno ancora prese all'unanimità, una prassi che dà diritto di veto anche al più piccolo dei Venticinque.
Polonia e Spagna fecero fallire, durante la presidenza italiana di Silvio Berlusconi, il primo Vertice di dicembre, perchè pretendevano di avere in Consiglio lo stesso peso della Germania che ha il doppio esatto degli abitanti. La presidenza irlandese è riuscita a superare lo scoglio facendo accettare un sitema di voto in cui la maggioranza si ottiene con il 55% per cento dei paesi che rappresentino il 65% della popolazione della Ue. Con una specificazione: il 55% dei paesi membri deve rappresentare almeno 15 Stati.
Tale meccanismo è stato accettato dalla Gran Bretagna anche per la politica estera e di difesa, economica (Resta immutata la procedura per i deficit eccessivi; non cambia l'articolo sulla procedura per l'ammissione di un paese membro nell'area euro), per la giustizia e gli affari interni. Quando le proposte su cui si vota però non sono della Commissione o del ministro degli esteri la maggioranza viene ottenuta con un 72% dei paesi che rappresentino anche il 65% della popolazione. La Commissione avrà un membro per paese poi i suoi componenti, a partire dal 2014, passeranno a 18. Il Parlamento avrà 750 deputati con un minimo di sei ed un massimo di 96 per stato in base al numero degli abitanti.
Non è passato, infine, il riferimento alle radici cristiane dell'Europa nel preambolo della Costituzione, nonostante le richieste di molti paesi membri.