Costituzione, verso l'accordo
BRUXELLES. I leader dei Venticinque paesi Ue -riuniti per la prima volta in un Vertice- «sono vicini ad un accordo» sulla Costituzione, ha annunciato il presidente di turno dell'Ue l'irlandese Bertie Ahern, al termine della prima tornata di negoziati ieri pomeriggio. I punti aperti restano ancora molti e il principale nodo da sciogliere è il peso che ogni paese avrà al momento del voto.
«Le discussioni si sono concentrate sulla parte istituzionale della Costituzione -ha detto Ahern- il sistema di voto, la composizione della Commissione, il Parlamento. Come c'era da attendersi su questi punti molti paesi hanno posizioni diverse ma credo che siamo vicini ad un accordo».
La presidenza di turno irlandese ha messo sul tavolo un compromesso, su cui i Venticinque stanno discutendo, nel tentativo di avvicinare le posizioni sul sistema di voto, sui poteri della Commissione nel controllo del rispetto del Patto di stabilità e sui settori in cui si voterà a maggioranza o all'unanimità dando cosi o meno il diritto di veto anche al più piccolo dei paesi dell'Ue. Polonia e Spagna si sono mostrate questa volta più malleabili che nel Vertice di dicembre e si sono dette pronte ad un accordo sul voto.
Il compromesso irlandese prevede un sistema di voto in cui la maggioranza nel Consiglio europeo viene ottenuta con il 55% degli stati che rappresentino anche il 65% della popolazione dell'Ue. Precedentemente, i parametri erano rispettivamente 50 e 60%. La Spagna, che tenta di trascinare ora sulle sue posizioni anche la Polonia, paese che ha un numero di abitanti simile, chiede che il tetto riguardante la popolazione sia del 66,66% agevolando cosi il raggiungimento di una minoranza di blocco. Ahern offre ai paesi piccoli sei eurodeputati al posto di quattro, come bilanciamento del loro poco peso nel Consiglio europeo. La presidenza, inoltre, propone che a partire dal 2014, quando l'Ue sarà composta da 27 o 28 paesi, della Commissione facciano parte non più di 18 membri. Il compromesso messo sul tavolo dagli irlandesi piace anche all'Italia, ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini.
Sulla successione a Prodi, intanto, ieri, i capi di stato e di governo che appartengono alla famiglia politica del Ppe, i democristiani europei, hanno preso posizione proponendo alla testa dell'esecutivo l'attuale responsabile delle relazioni esterne dell'Ue Chris Patten, un conservatore moderato inglese, di estrazione cattolica. Patten si è schierato contro l'intervento anglo-americano in Iraq e è fortemente critico nei confronti della politica israeliana. Il candidato che tutti voterebbero è il primo ministro lussemburghese Jean-Claude Junker che però rifiuta. Francia e Germania hanno dichiarato di sostenere il premier belga Verhofstadt. In panchina restano però candidati di tutto rispetto come.