L'Oltrepo all'esame di lingue
MILANO. L'Oltrepo all'esame di lingue. Si è chiuso ieri il «Miwine», prima edizione di quella che dovrebbe diventare, ogni due anni, una fiera mirata al commercio mondiale del vino. E tanto per far gradire il concetto l'ingresso è stato fissato a 40 euro (100 per accedere alle degustazioni). Come è andata? Almeno ieri non si è avuta la sensazione del pienone con gli standisti che fissavano i «passanti» con sguardo carico d'attesa. «Ma in queste cose è meglio esserci che non esserci», ha chiosato con filosofia oltrepadana un produttore. E siccome è sempre meglio prevenire, sabato scorso sono stati ospitati a Salice 50 importatori e giornalisti stranieri (4 olandesi, 4 svedesi, 4 finlandesi, 10 svizzeri, 5 statunistensi, 8 russi, 4 inglesi, 3 belgi, 2 tedeschi, 1 australiano, 4 polacchi, 1 portoghese).
«Il novanta per cento di loro non conosceva l'Oltrepo pavese. Si sono stupiti: erano abituati a vedere zone produttive circoscritte. L'Oltrepo visto da fuori impressiona per l'estensione del territorio». Carlo Alberto Panont, direttore del Consorzio di Tutela, presidia il super stand che raccoglie alcuni produttori (altri erano posizionati in proprio). Anche lui non ha avuto l'impressione di una «fierona», ma sottolinea che è la prima del genere in Italia e che si può sempre crescere.
Ma all'Oltrepo premeva sapere altro, premeva capire cosa cercano e vogliono gli stranieri. E qui comincia il bello.
Il Riesling «arlecchino». «Premessa, escludendo il nostro pinot nero che deve diventare un vino simbolo a livello nazionale, c'è stato particolare interesse per il nostro Riesling». Spiega Panont. Ma quale Riesling? Di certo non quello mosso. «Il Riesling gradito deve essere fermo, carico di colori e soprattutto dei suoi aromi tipici». Ma c'è subito un tasto dolente da affrontare e non riguarda solo il riesling. Gli operatori stranieri avrebbero riscontrato un certo qual «saliscendi» qualitativo e tipologico.
Insomma se riesling italico deve essere che lo sia con standard prefissati, comprensibili da operatori russi come americani o persino cinesi.
Ah, la bonarda. Bonarda, piacevole sorpresa. Gli importatori stranieri non la conoscevano, ma si sono stupiti di un rosso che si può abbinare anche al pesce. Non è ancora il momento di affermare che il rosso bonarda sfonda oltre confine, ma è comunque un passo fuori porta.
Tentazione Barbera. Non saranno contenti i piemontesi che hanno sempre affermato, magari con qualche fondo di verità, che la loro Barbera insegnava a berla al resto del mondo. Il tutto quando i vicini ovvero gli oltrepadani al massimo potevano cimentarsi nel «barberone» da ogni pasto in ogni posto. «Eh, insomma, ai nostri ospiti abbiamo fatto bere tre o quattro barbera - racconta Panont - che li hanno fatto ricredere anzi qualcuno di loro adesso è convinto che barbera e Oltrepo stano benissimo insieme».
L'idea dell'inglese. Un giornalista inglese inebriato dal barbera ha lanciato questa idea: «imbottigliarlo» in packing box da cinque litri. Progetto un poco ardito ma agli inglesi le «damigiane di cartone» non dispiacerebbero. Ma pur sempre damigiane sono e con l'aria nuova che tira sarebbero meglio le bottiglie.
Meglio piccolo. Il mercato globale è anche una piccola bottiglia che ha in etichetta un sole. La produce in Valle Versa l'azienda agricola «Pietro Rossi». L'azienda produce solo bottiglie selezionate. Non può certo competere sul mercato globale, ma era comunque significativo che accanto ai «Rothschild» ai «Ruffino» ai «Ricci Curbastro di Franciacorta» ci fosse anche il «Rosso dei rossi» di Pietro Grossi. Il piccolo d'Oltrepo è una risorsa che può stupire per fantasia produttiva e capacità di trovare il nuovo nella tradizione, miscelando con sapienza le uve dei nonni. Benedetta croatina...
Frontiera Svizzera. Un positivo contatto svizzero permetterà al Consorzio di tutela di partecipare a novembre ad importanti manifestazioni di settore a Berna e Zurigo.
Oltrevini è qui. Il casteggiano Gianni Saporiti patron storico di Oltrevini era al «MiWine» con il nuovo direttore dell'Ente Fiera Fabio Franceschelli. Saporiti si guardava attorno e ammiccava: a Casteggio si che si fa il pienone... Quest'anno poi è in serbo una sorpresa culinaria di livello nazionale. Sorpresa ancora «top secret».
Il derby Verona Milano. «Ah, se i compratori non avessere impegnato tutto il budget al Vinitaly...»: la battuta sfugge a mezza bocca ad un produttore che ha appena finito di elencare le etichette ad un cliente svedese. Cosa c'entra Verona con Milano? «C'entra, perche il Vinitaly di Verona è un appuntamento antico e consolidato - spiega -. il MiWine di Milano deve farsi le ossa... e la gente per ora arriva solo per informarsi. Comprare un po' meno». Farsi le ossa. Bene. Ma come? Alla domanda di metodo risponde Fabrizio Marzi di Travaglino: «Basta che non si mettano in mente di fare una delle tante fiere di vino. Oggi funzionano gli appuntamenti molto specializzati. Butto li a caso: un appuntamento dedicato ai vitigni autoctoni».
L'effetto rivista.Italiani tanti, stranieri tantissimi. Ovviamente fatte le debite proporzioni. Stranieri dal freddo nord-est: Svezia e paesi nordici, ma anche finlandesi ed estoni. Tutti con la loro brava rivista, raffinata e di settore, sotto il braccio. «Oggi va cosi - spiega Umberto Quaquarini del club del Buttafuoco Storico -. Se la tua etichetta ha tre bicchieri sulla guida specializzata la vendi, e la vendi anche se il prezzo è alto. La forza dell'Oltrepo può essere qui: abbiamo tanti 'tre bicchieri", ma con un prezzo che non fa venire la pelle d'oca».