«Se vi battiamo siamo in finale»
CASCAIS.La «strana coppia» è uno dei valori aggiunti della Svezia che si staglia minacciosa di fronte a noi e che, se dovesse vincere domani, diventerebbe la nostra nuova Corea. Li chiamano Lars&Tommy e sono i due Ct che, pur accusati di difensivismo in patria, hanno portato la Nazionale gialloblù a tre qualificazioni di fila in quattro anni (Euro 2000, Mondiale 2002 ed Euro 2004). Lars è Lagerbäck, Tommy è Söderberg: entrambi 55enni (li divide un solo mese), costituiscono uno dei pochi esempi riusciti, nel calcio di oggi, di coabitazione perfetta in panchina. Vanno d'amore e d'accordo anche perché si sono divisi bene i compiti: il primo è lo stratega, l'uomo della tattica e delle posizioni in campo, il secondo è lo psicologo, il motivatore del gruppo. Più grosso fisicamente del collega e con una leggera zoppia, è come uno zio per Ibrahimovic e compagni: i colleghi svedesi raccontano che tratta i giocatori proprio alla stregua di nipoti, li ascolta per ore, li segue passo dopo passo, lavora continuamente sulla loro testa per spronarli a dare il meglio di sè. E dire che era proprio Lagerbäck il secondo di Söderberg quando quest'ultimo rilevò Tommy Svensson alla guida della selezione nel 1997. Come tutte le storie di lunga durata, il binomio è tuttavia arrivato agli ultimi giorni di convivenza: comunque andrà a finire l'Europeo, Söderberg lascerà la Nazionale maggiore per assumere la guida dell'Under 21, il cui fiasco in Germania (quarto posto, ed esclusione dalle Olimpiadi) ha prodotto un ribaltone fra i tecnici imposto dalla Federazione.
AZZURRI DA RISPETTARE.La bufera Totti non è ancora giunta agli orecchi dei due allenatori, e della squadra, quando, nel paradiso terrestre dell'«Oitavos Golfe» di Quinta da Marinha, appena oltre Cascais, Söderberg dà inizio alla quotidiana chiacchierata con i giornalisti. «L'Italia è un avversario temibile, ma noi siamo consapevoli della nostra forza, anzi della nostra energia - afferma - Svilupperemo il nostro gioco senza cambiare nulla, perché è importante, anche in un torneo come questo, non tanto vincere una gara, quanto fare sempre calcio. Non siamo tipi da stregonerie o da chissà quale sotterfugio. Certo, stiamo lavorando per arrivare al 100 per cento all'incontro di venerdi e mettere in campo il meglio di noi stessi».
VOGLIA DI VINCERE.«La squadra sta bene, a parte Lucic - spiega Söderberg - Parleremo come sempre fra noi, valuteremo bene le cose, e studieremo come arginare l'Italia. Il match con i bulgari ci è servito da esempio, non dobbiamo ripetere gli errori commessi nei primi 45', ma affrontare l'avversario sin dai primi minuti concentrati e decisi». La curiosità, o il pregio, di questa Svezia è prorio la collegialità delle decisioni: i due tecnici si riuniscono con i giocatori, alla vigilia delle partite, e insieme ai più rappresentativi (facciamo dei nomi? Capitan Mellberg, Ljungberg, Ibrahimovic e Larsson) studiano schemi e impostazione della gara. Insomma, l'unione fa la forza: questo potrebbe essere lo slogan coniato dai gialloblù del Nord Europa. E difatti qualcuno, all'interno del gruppo, si lascia scappare la frase-specchio dell'atmosfera che si respira: «Se battiamo l'Italia, nessun traguardo ci sarà precluso». Compreso quello della finale? «No comment» la risposta, accompagnata da un sorriso.
RIVINCITA PER TRE.La Svezia che ci fa paura, e che diventa ora più che mai il crocevia del nostro «sofferto» Europeo, mette in vetrina tre giocatori che, in Italia, non hanno avuto fortuna: il portiere Andreas Isaksson, 23 anni, titolare della porta del Djurgärden, per tre stagioni riserva nella Juventus e mai utilizzato in campionato; il difensore Erik Edman, 26 anni, che milita nell'Heerenveen (Olanda), e che sempre a Torino, ma sulla sponda granata, ha fatto la bella... statuina per una stagione, relegato in panchina o in tribuna, e l'attaccante Marcus Allbäck, 31 anni, un anno a Bari, nel torneo 1997/98. E' finito anche lui nel tabellino dei marcatori del «pokerissimo» rifilato ai bulgari, con un gol, e dice del confronto con gli azzurri: «Non dobbiamo esagerare con l'euforia. Lunedi è stata decisiva la doppietta di Larsson, ma prima avevamo incontrato molte difficoltà. L'Italia è e resta una delle migliori squadre dell'Europeo. Se dovessimo batterla, però, per noi si aprirebbero prospettive molto suggestive». Quali? «Beh, provate voi ad immaginarlo».