Nesta: non siamo quelli del Mondiale
LISBONA. «Al Mondiale di due anni fa abbiamo giocato male, ce lo siamo detti, l'arbitraggio di Moreno nella sciagurata partita con la Corea c'entra, ma sino a un certo punto. Siamo usciti agli ottavi soprattutto per colpa nostra. Oggi vedo un'Italia, invece, con lo spirito giusto. Sicuramente siamo più offensivi rispetto al 2002».
Alessandro Nesta, 28 anni, uno dei veterani azzurri, sintetizza cosi l'attesa del gruppo in vista dell'esordio di domani, a Guimaraes, con i danesi. «Non vediamo l'ora di iniziare, ci annoiamo fra albergo e campo di allenamento. La squadra è in salute, ma dovremo esprimerci subito al cento per cento, perché se già scendi all'ottanta rischi di perdere. E qui ci sono almeno sei Nazionali favorite quanto noi: Inghilterra, Olanda, Portogallo, Francia, Spagna e Germania (poi aggiungerà anche la Repubblica Ceca, ndr)».
Ha sentito Tomasson?
«No, non ci siamo parlati».
Se lo troverà di fronte comunque. Difficile da marcare?
«La sua caratteristica migliore è il movimento, non sta mai fermo. Per un difensore è snervante corrergli dietro, e poi lui arriva sempre prima sulle ribattute del portiere. Credo che giocherà da seconda punta, in Nazionale parte da più lontano rispetto a quanto fa nel Milan. Non bisognerà mai perderlo d'occhio».
Più difficile la Danimarca o la Svezia?
«Mi piacciono tutt'e due e le temo alla stessa maniera: abbinano entrambe tecnica ad un grande dinamismo. Lunedi saranno difficili i primi 20 minuti».
E' un'Italia di cui si parla un gran bene per l'attacco. Come vede quei tre, là davanti?
«Totti in questo momento non ha rivali, Del Piero sta molto bene, Vieri l'ho visto non bene, ma benissimo, è molto tonico e motivato. Loro possono fare la differenza, gli altri, io compreso, sono il contorno».
E la difesa? Qualcuno l'ha criticata...
«Siamo una buonissima retroguardia, e lo dimostreremo. Meglio che non ci sia pressione su di noi, è comprensibile che si guardi di più alle punte, la gente vuole i gol».
Cassano?
«Ha un talento impressionante, sa giocare come pochi. Ci sarà spazio per lui».
Mancini via dalla Lazio. Sembra la grande fuga...
«Si, io sono ancora azionista, ma a Roma, sponda biancazzurra, sembra davvero che non sia rimasto più nessuno. Mi auguro, da ex laziale, che arrivi qualcuno, e che investa risollevando la società».