Nuovi mercati con il Kashèr ebraico

CHIGNOLO PO.Un aiuto per conquistare nuovi mercati può essere anche quello di rispettare tradizioni diverse dalle nostre, come ad esempio quelle della cucina ebraica kashèr. Con questa convinzione, l'Unione Agricoltori di Pavia ha organizzato ieri al castello di Chignolo Po un convegno dal titolo «Un'antica tradizione di qualità come opportunità per l' agroalimentare lombardo nel mercato globale». Un incontro con rinfresco, rigorosamente kashèr (che in ebraico significa idoneo, conforme alla tradizione) a cui hanno partecipato anche il presidente del consiglio regionale della Lombardia, Attilio Fontana, e il rabbino Avran Hazan, responsabile del dipartimento Kashruth di Milano. «Il cibo kashèr rappresenta una grande opportunità per il settore agroalimentare lombardo - ha commentato Fontana -. Kasher significa infatti qualità: indirizzare la produzione anche verso questo particolare comparto equivale ad aprire nuovi orizzonti di mercato. Penso per esempio a quello americano. E il sostegno del consiglio regionale nasce proprio dall'intenzione di aprire nuove strade per l'agroalimentare lombardo». La religione ebraica, infatti, prevede alcuni dettami particolari nella preparazione del cibo. «Quando il pasto che stiamo consumando è kashèr - ha aggiunto Fontana - abbiamo la garanzia che gli ingredienti utilizzati sono di altissima qualità. C'è una forte spiritualità nell'atto di preparare una pietanza kasher. Ancora una volta scopriamo nella tradizione e nella cultura motivi e suggerimenti per dare vita a iniziative proiettate nel futuro». Secondo la cultura ebraica tutto può essere kashèr, perchè le indicazioni della tradizione sono rigide e toccano tutte le sfere dell'alimentazione. Si va dal caffè alle carni, fino ad arrivare ai vini. E ancora: olio, aceto, carni (di manzo, di pollo, di vitello, di agnello), spumanti e vini meno, miele, marmellate, riso, dolci, biscotti e cioccolata. Persino i surgelati possono essere kashèr: dai calamari ai wurstel e verdurette di soia, cannelloni e lasagne, fino agli involtini e ai ravioli cinesi. E anche i latticini: mozzarella, ma anche pecorino, ricotta, e lo stesso latte. I prezzi dei prodotti kashèr sono più alti dei prodotti comuni. La cucina kashèr è per appassionati e ortodossi fedeli al mangiare ebraico. Quindi un'alimentazione di nicchia con volumi di produzione non altissimi. «I prodotti agricoli italiani hanno, per propria tradizione, un livello qualitativo intrinseco molto elevato - ha dichiarato Giovanni Desigis, presidente dell'Unione Agricoltori di Pavia -. E' questo uno dei fattori essenziali per la competitività del 'made in Italy" sui mercati internazionali. La sicurezza alimentare è un 'pre-requisito" che gli operatori agricoli italiani garantiscono da tempo ed in maniera davvero adeguata».
«C'è un aspetto critico ancora da risolvere - ha aggiunto Desigis -: la piena valorizzazione della qualità, con una mirata ed efficace comunicazione al consumatore. E' lo strumento che può consentire di impostare in modo nuovo i rapporti con il consumatore, fornendo un ulteriore elemento di garanzia. La globalizzazione ha suscitato due diversi fenomeni. Da un lato, si assiste all'omogeneizzazione dei consumi alimentari. Dall'altro vediamo una ripresa d'attenzione verso le tradizioni alimentari ed il marchio made in Italy». (s.re.)