La cooperativa lascia a casa 73 bidelli


PAVIA. A due anni e mezzo di distanza la storia si ripete: 73 soci lavoratori della Cooperativa Quadrifoglio, impiegati come bidelli nelle scuole pavesi, sono di nuovo senza occupazione. Il motivo è sempre lo stesso: la cooperativa non riesce a garantire loro i minimi contrattuali.
La vicenda - denunciata da Oreste Negrini della Cgil Funzione pubblica - sarà anche oggetto di un'interrogazione parlamentare che il deputato Marco Rizzo (Comunisti italiani) si è impegnato a presentare lunedi alla Camera, e nella quale si chiama in causa il ministero della Pubblica istruzioni.
All'origine dei problemi economici della Cooperativa Quadrifoglio, infatti, c'è il problema già segnalato anche dello stesso sindacato già nel 2002, quando 58 soci lavoratori (in gran parte dnne) furono lasciati a casa: il mancato adeguamento delle basi d'asta per l'assegnazione del servizio di pulizia e assistenza nelle scuole.
In sostanza da anni la cifra alla quale prima il Comune di Pavia e ora il Provveditorato agli studi assegnano il servizio è la stessa (senza nemmeno adeguamento Istat) mentre come è ovvio le retribuzioni previste dal contratto sono aumentate. Ciò ha significato per la Cooperativa l'impossibilità di garantire i salari ai soci lavoratori e il conseguente licenziamento del personale. Cosa c'entra il ministero della Pubblica istruzione? C'entra, perché dovrebbe essere il ministero a coprire i costi dell'adeguamento dei contratti d'appalto.
Nel 2002, al termine di una lunga trattativa, la questione era stata risolta in questo modo: i lavoratori avevano accettato per un periodo limitato i «vecchi» salari (8.600 lire lorde all'ora, anziché 12.400), mentre il Provveditore agli studi aveva chiesto al ministero per chiedere «l'autorizzazione in via eccezionale alla corresponsione dell'aumento Istat» alla cooperativa. Le stesse direzioni didattiche e la famiglie avevano condiviso la battaglia dei soci della cooperativa, il cui licenziamento rischiava di creare enormi problemi a scuola.
Ma la soluzione del problema è stata solo rinviata. E il caso s'è riproposto puntualmente quest'anno. Ecco perché la Cgil di Pavia ha scritto al ministero, sollecitando un intervento. «La mancata copertura finanziaria dei servizi Ata, dati in appalto a imprese private e cooperative sociali, e che coinvolge a livello nazionale circa 15.000 dipendenti sta mietendo le prime vittime - aggiunge l'onorevole Rizzo, preannunciando l'interrogazione - la situazione è resa ancora più grave dal fatto che questi lavoratori non possono beneficiare di alcun ammortizzatore sociale». Negli anni il ministero «ha preferito prorogare gli appalti di servizio anziché provvedere alla stabilizzazione del personale».

Luca Simeone