«Un'emozione riaverlo qui»

PAVIA. Tutto è pronto, nella basilica di San Gervasio e Protasio, per accogliere degnamente l'urna di San Siro. Verrà trasportata mercoledi e posta sopra l'altare della seconda cappella a sinistra, detta di San Siro. «Non nascondo - ammette don Cobianchi - l'emozione di ospitare le sacre spoglie di colui che completò e esaltò il processo di formazione della comunità cristiana di Ticinum».
San Siro, vissuto (ma il condizionale è d'obbligo) dalla fine del terzo alla metà del quarto secolo, è un atto di fede e, ancora oggi, anche un problema aperto. Storia e leggenda, genuina devozione popolare e spirito di ricerca si inchinano e confliggono davanti un luminoso gigante dell'epopea proto-cristiana, il cui mantello di luce però lascia trasparire troppe ombre.
«Per esempio - dice don Cobianchi - non si è in grado di risalire all'anno certo della sua nascita. Chissà, magari qui sotto (e guarda il pavimento della basilica) si nasconde la chiave del mistero». Sotto i Santi Gervasio e Protasio, infatti, sta il cimitero pagano che, secondo la tradizione, divenne il primo embrione della futura comunità cristiana. Qui, lungo l'attuale viale Battisti, transitava la via consolare che da Genova saliva a Milano. E qui il predicatore Siro sostò quella volta che scopri Ticinum e forse si innamorò della sua bellezza. Qui conferi i sacri ordini al suo successore Pompeo e al successore di questi Invenzio. Qui progettò i viaggi a Verona, a Brescia, a Lodi prima di tornare a Pavia fino alla fine dei suoi giorni. Tanto che volle realizzarvi quella prima chiesa e, successivamente, costruire la cattedrale sul luogo dove oggi sorge il Duomo.
L'altare di San Siro è formato dal grande sarcofago scoperto nel novembre 1875 dallo studioso Prelini, coadiutore della chiesa, e che è ritenuto essere stato la prima sepoltura del protovescovo. Sulla pietra verticale del sarcofago sono visibilissime le famose lettere SURUS EPC, il cui rinvenimento fece dire al Prelini che si trattava di un resto del sepolcro di San Siro.
Come sfondo alle spalle dell'altare, per creare una più consona scenografia, don Siro Cobianchi ha disposto un padiglione, cioè un drappo di colore rosso scuro, che ricade in forma triangolare fino a coprire la pietra superiore del sarcofago, su cui verrà appoggiata l'urna di San Siro.
La cappella, dipendente dal patronato della famiglia Giorgi, all'inizio del Settecento era dedicata a San Giovanni Battista, successivamente a San Giuseppe. Ora, intitolata al protovescovo Siro, ospita la bella pala cinquecentesca con la figura del santo, circondato dagli episodi salienti della sua vita. (s. c.)