Europa, alle urne in 338 milioni
ROMA. Oggi e domani si vota in Italia per il parlamento europeo, per le regionali in Sardegna, per 63 consigli provinciali e per rinnovare le amministrazioni di 4mila 520 comuni, di cui 30 capoluoghi. Gli elettori potenziali sono più di 50 milioni per l'assemblea di Strasburgo, dove andranno 78 deputati italiani (su complessivi 732), 11 in meno del 1999. Anche l'Italia, come altri 14 paesi, deve far posto ai dieci membri che per la prima volta entrano nell'Unione a pieno titolo.
Per questa importante tornata elettorale, le novità sono diverse. Gli elettori europei hanno raggiunto, con l'Unione a 25, la cifra di oltre 338 milioni, espressione di 455 milioni di abitanti. Quattro paesi europei hanno anticipato il voto rispetto agli altri. In Gran Bretagna e in Olanda si è già votato giovedi 10. Ieri, urne aperte in Irlanda e nella Repubblica Ceca.
La novità italiana non è solo l'accorpamento di elezioni europee e amministrative. Per la prima volta, si vota di sabato (dalle 15 alle 22) oltre che di domenica (dalle 7 alle 22). Appena chiuse le urne, scrutinio domenicale per le europee. Per le regionali sarde e le amministrative, lo scrutinio avrà inizio alle 2 di pomeriggio di lunedi 14. Dei 78 seggi europei spettanti all'Italia, 20 sono assegnati alla prima circoscrizione Nord-ovest, 15 a testa alla seconda e terza circoscrizione, Nord-est e Centro, 19 alla quarta Sud e 9 alla quinta, le Isole. Nel complesso, le liste sono 109, i candidati 1586, di cui 534 donne, il doppio rispetto alle elezioni del 1999. L'effetto di questa novità si potrà conoscere solo a scrutinio concluso. Gli elettori possono esprimere non più di tre preferenze.
Se non ci fosse stata la coincidenza con le europee, sarebbero state sufficienti la regionali sarde e le amministrative a dare alle elezioni il valore di un rilevante test politico. In Sardegna, l'inventore di Tiscali, Renato Soru, è il candidato del centrosinistra, che tenta di scalzare l'uscente Mauro Pili, uomo di Berlusconi e del centrodestra. Tra le 63 province che votano, ci sono Milano, dove il centrosinistra e le divisioni del centrodestra mettono a rischio Ombretta Colli con la candidatura di Filippo Penati; e poi Torino, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e le quattro province calabresi.
Per le comunali, fra i 30 alle urne, Bologna e Firenze sono i capoluoghi delle prove più importanti, alle quali si aggiungono Padova, Livorno, Bari, Perugia, Ferrara, Reggio Emilia e Modena. Sergio Cofferati si è insediato a Bologna da dieci mesi per sfidare Giorgio Guazzaloca, il primo sindaco non di sinistra del capoluogo emiliano.
A Firenze, è difficile che il sindaco uscente Leonardo Domenici, presidente dell'Anci (comuni italiani), possa ripetere l'elezione al primo turno del '99, quando raggiunse il 51 per cento dei voti.
L'insidia non è rappresentata dal candidato della Cdl, Antonio Valentino, ma dalla novità di una lista detta 'dei professori", capeggiata da Ornella De Zorzo, sostenuta dal professor Paul Ginsborg e alleata con Rifondazione comunista. Se non ci sarà l'elezione al primo turno, anche Firenze dovrà andare al ballottaggio, fissato, come per tutti gli altri comuni, per domenica 27 giugno.