Rivendevano i vestiti regalati ai poveri

PAVIA. I frati hanno chiuso l''armadio del povero". Una decisione sofferta ma definitiva. Da alcuni anni la gestione del guardaroba si era fatta sempre più difficile. In più occasioni era stato necessario chiamare la polizia per calmare 'clienti" troppo esigenti. Ma a convincere definitivamente i francescani di Canepanova è stata la scoperta che tra coloro che ritiravano i sacchi di indumenti c'era anche chi poi li rivendeva. Un sospetto che aleggiava da tempo. Poi la conferma. «A malincuore - spiega il priore, padre Emanuele - ma è stata una decisione necessaria».
Per anni, ogni giovedi mattina, il pesante portone del convento apriva i battenti per fare entrare i bisognosi. Una volontaria si occupava della distribuzione dei capi nella saletta ingombra di giacche, pantaloni, coperte, cappotti, biancheria. Materiale che i parrocchiani, cosi come il resto della città, consegnavano con generosità ai frati, per i poveri. Ma negli ultimi tempi le richieste di alcuni 'clienti" si sono fatte pressanti, sempre più esigenti. Pignoli sulla taglia degli abiti, meglio se con la griffe. Un atteggiamento che ha insospettito i frati. Dopo qualche accertamento la verità è venuta a galla. Pare ci fosse persino chi, puntuale come un orologio svizzero, parcheggiava l'auto di grossa cilindrata o il furgoncino nei paraggi del convento, ma sufficientemente lontano da occhi indiscreti. Si riforniva di indumenti e caricava l'auto. Destinazione - si dice - i mercati ambulanti fuori provincia.
«Ma è anche capitato di trovare per strada, gettati via, i capi considerati forse meno pregevoli. Uno spreco che è un insulto ai poveri veri» dice padre Emanuele. Perché, in realtà, i bisognosi esistono in città e sono molti. Per loro rimarranno aperti in città altri quattro punti di distribuzione. Ma, forti dell'esperienza (o se si vuole della disavventura) dei frati, hanno adottato altri criteri di distribuzione. Maglie un po' più strette, per disincentivare i furbi.
Abiti e indumenti per chi è in difficoltà sono attualmemte disponibili alla Croce Rossa, in via Porta (martedi dalle 8.30 alle 10) e in tre parrocchie: Sacra Famiglia (via Ludovico il Moro, martedi dalle 14 alle 16.30), San Salvatore (via Folla di Sopra, martedi dalle 15.30 alle 17.30), Santa Maria di Caravaggio (viale Golgi, giovedi dalle 9 alle 10.30). Per i cittadini che invece desiderano contribuire alla raccolta, i quattro centri sono aperti ogni mattina a partire dalle 9.
A Canepanova i frati gestiscono da decenni anche un altro servizio meritorio, la mensa del povero. Ogni mattina chi vive di stenti o trascorre la giornata per strada sa che può trovare un pasto caldo e una buona parola alla mensa dei francescani. «Una mensa tenuta in vita dai volontari, coordinati da padre Franco: un gruppetto di pavesi, alcuni giovani rom e un paio di ragazzi mormoni. Cucinano, servono ai tavoli - spiega il priore - ma anche li, da diverso tempo, stiamo facendo i salti mortali per garantire il funzionamento: da quando a Pavia, anni fa, sono arrivati gli extracomunitari, prima nordafricani ora rumeni e albanesi, il numero dei frequentatori è notevolmente aumentato. E spesso siamo costretti al doppio turno». Che significa impegnare i volontari alcune ore più del previsto. Ma soprattutto fare i conti con uno spazio ormai troppo stretto per le esigenze.