Ancora sangue nel Pakistan

NEW DELHI. Col sanguinoso attacco di ieri al comandante militare della città, conclusosi con la morte di almeno undici persone, la grande città pachistana di Karachi si conferma la metropoli musulmana più violenta. Il generale ahsan Saleem Hayat - l'uomo che doveva riportare ordine nella città, vittima designata dell'agguato - è uscito indenne dall'uragano di fuoco scatenato probabilmente da estremisti legati ad Al-Qaida, secondo alcuni osservatori. Il volume di fuoco, la tecnica dell'assalto e il numero delle vittime - undici morti e altrettanti feriti - fanno pensare a un coinvolgimento dei livelli più alti del terrorismo pachistano. Si voleva eliminare il responsabile della sicurezza in città - appunto il generale Hayat - inviato da poco nella metropoli con l'incarico di decapitare le organizzazioni terroristiche. Il suo convoglio è stato attaccato dai due lati della strada, ma l'alto ufficiale era già nel suo ufficio quando è avvenuto l'attacco, hanno detto fonti di polizia.
Il mese di maggio è stato il più nefasto della storia della città con un totale che supera le 50 vittime. Almeno venti morti e una cinquantina di feriti sono stati provocati dall'esplosione avvenuta dieci giorni fa in una moschea sciita nella stessa area dove tre giorni prima era stato ucciso in un agguato il religioso sunnita Nizamuddin Shamzai.
Karachi conta 13 milioni di abitanti, è il porto più importante del Pakistan ed è anche una città dove sono molto attivi i gruppi islamici anti-occidentali.
Due automobili cariche di esplosivo sono scoppiate due settimane fa all'esterno di un centro culturale nei pressi del locale consolato americano provocando un morto e numerosi feriti. Il giorno prima nella stessa città c'era stata un'altra esplosione di una vettura che aveva provocato due morti e altrettanti feriti.
Nel marzo scorso è stata disinnescata una bomba messa in un furgone che era stato parcheggiato nei pressi del consolato americano. In uno degli episodi più gravi di terrorismo politico dell'Asia meridionale, due anni fa erano stati uccisi con una bomba dodici tecnici francesi.
Nel Pakistan, paese musulmano sorto nel 1947 dopo l'uscita di scena dei britannici dal subcontinente indiano, il 70 per cento degli abitanti è di fede sunnita, mentre il 20 per cento è sciita. Finora circa quattromila persone sono morte in scontri tra le due fazioni che si sono inaspriti a partire dagli anni Ottanta quando diventarono più duri e legati all'intervento sovietico nel confinante Afghanistan.
Anche ora la questione dei Taleban e il sostegno dell'estremismo incarnato da Osama bin Laden costituisce un tema di lacerazione.
Numerosi gruppi fondamentalisti islamici si battono contro il presidente Pervez Musharraf, considerato una pedina nelle mani degli Stati Uniti perché impegna l'esercito contro i militanti islamici in patria e nel confinante Afghanistan, da cui presero le mosse le prime formazioni di Taleban.