Borgarello, paese cresciuto troppo

BORGARELLO.Trascorsa qualche ora a chiacchierare con i quattro candidati sindaci a Borgarello, si potrebbe avere la sensazione che tutti abbiano in testa, chiaramente, i problemi del loro paese. Ed è cosi. Ma non si tratta di una omologazione: è che in un Comune di duemile anime, a due passi dal capoluogo, non è complicato capire come si stia e cosa non funzioni. Ed anche un «foresto», vagando per Borgarello, non impiegherebbe troppo ad intuire che li ci sono troppe case, pochi servizi, ed un traffico che non scherza. E cosi Antonio Vitolo (Intesa Democratica Borgarello), Fulvio Pacciolla (Per Borgarello in Europa), Luigi Zetti (Scegliamo Borgarello) e Francesco Lamberti (Rinnovamento Borgarello) di questo parlano. Almeno per il settanta per cento delle singole conversazioni. Spiegano, i quattro in lizza, che Borgarello è un gigante con i piedi fragili, che è cresciuto velocissimo, per la gioia dei palazzinari locali e non, ma che ora non si regge più. Aumento demografico folle, ma scuole insufficienti, ville, villine, villette, case a schiera, palazzine, ma neppure un nuovo negozio, un ambulatorio medico in più, persino la farmacia - anche se manca poco - non c'è e bisogna, spesso, correre a Certosa o a Pavia visto che l'armadio farmaceutico è insufficiente. E poi, la viabilità. Non diciamo della ex-statale 35 dei Giovi, dove immettersi è spesso una sfida all'istinto di conservazione, parliamo invece delle strade interne, della via Pavia, famigerata, che si è con il tempo (e con il traffico), trasformata nella «bretella» urbana che collega la ex-statale con la Vigentina. Insomma, per farla breve, i quattro sindaci - in qualche modo rappresentando il pensare comune - propongono, giurano e spergiurano, sulle nuove scuole (asilo, materna, elementare), propongono allargamenti di strade, tangenzialine, manutenzioni e arredi urbani. Come tutti i candidati sindaci, promettono impegno per giovani e anziani, puntano a rivitalizzare un paese che rischia davvero di essere il dormitorio di Pavia come Pavia rischia di esserlo di Milano. Le differenze, allora, le scopri quando chiedi delle soluzioni: c'è chi (come si vede nelle quattro schede qui sotto) chiede una «moratoria» urbanistica, chi pensa che lo sviluppo debba proseguire, seppure moderato. C'è chi, ancora, vuole le scuole nuove, certamente, ma costruite dal privato e convenzionate con il Comune e chi, diversamente, chiede che il pubblico faccia e gestisca. Poi l'ombra del «grande mostro», il centro commerciale della «Nuova Fabbrica», della multinazionale, dei 40mila metri quadrati di spazio di vendita. Anche qui, le differenze si fanno notare. Lamberti dice no al mega centro, ma si ad una versione soft; Zetti non si pronuncia e parla di referendum; Pacciolla ha la costanza di dire si, va benissimo, porterà soldi e indotto; Vitolo, che prima era favorevole, ora lo boccia. Le differenze, dunque, ci sono: non nell'analisi del male, nella cura da applicare. (f. ma.)