Pii dell'ex-Fiat, arriva l'archiviazione

PAVIA.«Il giudice, letti gli atti del presente provvedimento ed esaminata la richiesta di archiviazione, ritenuto che non sono stati identificati i responsabili del fatto e che non appaiono utili ulteriori indagini, dispone l'archiviazione del procedimento e la restituzione degli atti al pubblico ministero».
Finisce cosi, dopo dodici mesi di indagini (di cui cinque con formale iscrizione della notizia di reato), il caso del terreno ceduto alla società GS per la realizzazione del nuovo centro commerciale sull'area ex-Fiat della Vigentina. Ne escono a testa alta i tre soci della «Vernavola srl» (Arturo Marazza, Pietro Guagnini e Augusto Pagani), assistiti dall'avvocato Fabrizio Gnocchi; ne esce a testa alta la giunta comunale (sotto il profilo della correttezza amministrativa), che ora potrà pensare serenamente a questo delicato progetto urbanistico-commerciale.
Ma com'era cominciata questa storia? Oggi le carte, finalmente ufficiali, ci permettono di saperlo. La storia iniziò con una lettera anonima. Il 24 gennaio del 2003, infatti, Procura della Repubblica e Guardia di Finanza ricevono una missiva firmata dal misterioso «Ramon Rodriguez», una missiva che, sulla vicenda dal GS, parla (come si è visto, infondatamente) di tangenti. Non è la prima lettera di un corvo che circola a Pavia, non sarà l'ultima, ma doverosamente la Guardia di Finanza svolge alcuni accertamenti e, al di là della missiva anonima, si convince che il caso merita ulteriori approfondimenti. Anche perché, pure a livello politico e di consiglio comunale, la regolarità della procedura amministrativa viene messa in dubbio. Il problema dove sta? Sta nel fatto, per rendere semplice una complessa vicenda, che sul terreno ceduto al GS viene fatta una speculazione immobiliare (di per sé assolutamente lecita): «La differenza tra il valore commerciale del terreno - scrivono le Fiamme Gialle nella loro relazione trasmessa alla procura -, 140 milioni di lire, e l'ultimo prezzo pagato dalla GS SpA, 830 milioni di lire, è pari a lire 690 milioni». In realtà, dalle carte, emerge che la società «Vernavola Srl» aveva acquistato (nel dicembre 2001) il terreno a 500 milioni rivendendolo, due mesi dopo, a 830 milioni (guadagno netto di 330 milioni).
Insomma, un'ottima speculazione immobiliare, che non avrebbe dovuto preoccupare nessuno, se non fosse stato che era a corredo di un'operazione di interesse pubblico e ci si chiedeva, lo ha fatto la Guardia di Finanza, se qualcuno con ruoli pubblici (consiglieri o assessori comunali, funzionari o dirigenti) avesse avuto un ruolo nella trattativa tra privati (che era legata ad un atto pubblico, il Pii) o, peggio ancora, un utile, un guadagno non dovuto. Ebbene, a tre anni dall'inizio della vicenda amministrativa del Pii del GS, e a un anno dall'inizio delle indagini, il verdetto è inequivoco: non ci sono state irregolarità, non ci sono reati. Il caso, archiviato, resterà chiuso in un cassetto a futura memoria. Ma ora, forse, potrebbe scattare la caccia al corvo che nella sua lettera fece nomi e cognomi, ma che nessun politico ebbe possibilità di denunciare. (f. ma.)