«Piano politico dei rapitori»


MILANO.«Saremmo voluti andare alla manifestazione di Roma per i nostri ragazzi, ma non lo faremo, temiamo strumentalizzazioni». Al sollievo per l'ultimo video che ha mostrato i loro cari vivi, per i familiari dei tre ostaggi in Iraq si è subito affiancata una nuova angoscia: la richiesta dei rapitori di partecipare alla protesta organizzata in occasione dell'arrivo di George W. Bush. E mentre il filmato trasmesso da Al Jazeera è ora al vaglio di intelligence e investigatori e la Santa Sede si dice soddisfatta per le buone condizioni dei rapiti, il mondo politico compatto dice «no ai ricatti» e in entrambi i poli si fa strada la preoccupazione di un sequestro a «strategia politica».
La scelta delle famiglie.«Abbiamo deciso che nessuno di noi andrà a Roma». Dopo una giornata di angoscia per quell'ultimo ricatto, le famiglie degli ostaggi hanno detto «no» perché «Angelo Stefio non sta bene - spiega Laura Cupertino, cognata di Umberto - ha un problema alla caviglia e siamo stanchi». Qualche ora prima era stata sempre lei a dichiarare «vorremmo andarci, ma temiamo strumentalizzazioni da cui questa volta non sapremmo difenderci». Una richiesta, quella dei rapitori, che ha visto crescere ora dopo ora la loro ansia dopo «la grande gioia entrata nelle nostre case nel rivederli» come racconta Angelo Stefio, padre di Salvatore.
«Siamo troppo provati - spiega il nipote Giuseppe - per andare a Roma. Non siamo partitici e l'unica politica che ci preme è riportarli a casa». Intanto Antonella Agliana, sorella di Maurizio, ribadisce che il video «è una grande emozione e mi ci aggrappo» come la sua volontà di rimanere in silenzio.
Strategia politica.«Un video ad orologeria, sintonizzato sui tempi della politica italiana in modo preoccupante». Cosi lo definisce Pier Ferdinando Casini, presidente della Camera, che invita a «non cedere al ricatto» come «a riflessioni sui possibili collegamenti italiani con questo terrorismo»: «Siamo in presenza di una terza guerra mondiale». E mentre il premier Berlusconi mantiene la linea del silenzio, per il suo vice Gianfranco Fini «il video nasconde una strategia politica nella gestione degli ostaggi» e «è chiaro che fra i sequestratori c'è qualcuno che parla italiano». E anche nel centrosinistra Giuliano Amato parla di «un singolare pedinamento delle politiche italiane da parte dei rapitori».
«No» ai ricatti.Dal centrodestra i ministri Alemanno e Gasparri avvertono «guai a cedere ai terroristi». Ma anche per il segretario dei Ds Fassino «il nuovo video è un chiaro tentativo di condizionare la politica italiana con un ricatto ripugnante che va respinto da tutti, anche da chi scenderà in piazza contro Bush».
Sulla stessa linea l'Ap-Udeur e Aprile. Mentre Pdci e Verdi ribadiscono: «Non c'è nessun ricatto, la manifestazione era organizzata da prima». E per Bertinotti «l'unica via è fare come se i terroristi non ci fossero».
Video al vaglio.Confrontare il nuovo video, acquisito dalla procura di Roma, con gli altri per capire se gli ostaggi sono stati trasferiti. È l'iniziativa del capo del pool dell'antiterrorismo, Franco Ionta, titolare dell'inchiesta, anche se questo terzo video offre, rispetto ai precedenti del 13 e del 26 aprile, ancora meno indizi. Ma al magistrato ora preme entrare in possesso del filmato dell'esecuzione di Fabrizio Quattrocchi.
Mai mandato in onda da Al Jazeera, vi comparirebbe uno dei sequestratori.

Monica Viviani