Il 2 giugno per non dimenticare

Oggi, 2 giugno, ricorre l'anniversario del referendum istituzionale, del voto mediante il quale il popolo italiano, dopo la tragedia della seconda guerra mondiale, la lotta di Liberazione e la caduta del fascismo, sceglieva la Repubblica. Era la conclusione sofferta, ma logica di tutto quel processo che costitui il Risorgimento, il periodo più glorioso vissuto dal nostro Paese negli ultimi secoli e che portò alla costituzione dell'Italia unita e indipendente. L'epopea del Risorgimento, sin dal suo avvio, era improntata da spirito repubblicano, ma si era conclusa con l'Italia unita sotto la monarchia dei Savoia, nel 1861. Quasi un secolo più tardi si compiva il progetto di Giuseppe Mazzini e di tanti altri uomini che avevano combattuto, sofferto, sacrificato la vita, nel sogno dell'Italia libera dal dominio straniero e repubblicana.
Gli stessi sentimenti, gli stessi ideali, gli italiani li avrebbero provati ed espressi nella fase più drammatica della seconda guerra mondiale, nei difficili mesi della lotta di Liberazione, fino alla caduta del fascismo e all'inizio dell'Italia libera. L'esito del referendum del 2 giugno 1946 fu la naturale derivazione della Resistenza e del 25 Aprile e solo nella consapevolezza delle connessioni fra le diverse vicende, si può avere piena comprensione del significato e del valore della scelta referendaria per la Repubblica.
Gli uomini e le donne che lottarono contro il fascismo, lottarono per la Repubblica. Ha ricordato Paolo Murialdi nell'incontro al Teatro Fraschini lo scorso 25 aprile, nel presentare il suo libro «La traversata»: «Dopo l'8 settembre eravamo tutti repubblicani». Ma ha aggiunto, onestamente: «Più contro la monarchia dei Savoia, alleata al fascismo, che non per vera consapevolezza».
Ma in tutti loro vi era l'idea che la patria per cui rischiavano la vita voleva ormai dire «libera Repubblica»; anzi, che la vera patria è solo la Repubblica, in cui i cittadini sovrani vivono insieme liberi e uguali, sotto il governo della legge.
In tutti loro vi era l'amore per la patria, che è una passione particolare: è amore della libertà comune, della Costituzione e delle leggi che difendono i diritti individuali, è un amore caritatevole verso i concittadini, ed è amore della uguaglianza, che solo la Repubblica permette e difende.
Non è il giorno, il 2 giugno, della polemica politica, ma francamente riuscire ad attribuire alle forze politiche che oggi sono al governo dell'Italia uno spirito autenticamente repubblicano, si fa un po' di fatica, direi che di fatica se ne fa molta.
Proprio per questo ed anche per uscire da una certa crisi di identità che da alcuni anni travaglia il nostro Paese, è indispensabile sostenere i motivi ispiratori e costitutivi della Repubblica. Che è quanto per primo sta impegnandosi a fare, in modo encomiabile, il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi. Lo sostengono con intensità tutti coloro che, animati da un autentico patriottismo repubblicano, ne condividono le istanze.
Vorrei chiudere con una poesia composta dall'amico Rino Zucca, il 2 giugno 1996, in occasione del 50º anniversario del referendum e dal titolo significativo:
Viva la RepubblicaLa Munarchia dopu tanti ann l'ha adbicà
al popul l'è diventà suvrân
Cun tuti i nostar sfors la libertà uma cercà
sum diventà tutti republicân.

Dü Giusèp cent'ann prima g'han mis al cör
ma purtrop era fali al sò impegno
Bisogna inchinas di volt a quel che Diü vor
i Savoia i tegnivan ben saldo al so regno.

Dopü la seconda guera mundial
uma vusà in coro «Viva la Repubblica!»
La guera l'avivam persa guidà un po' mal.

Par ves sicur da vegh la magiuränsä
è stat fat un referendum pupular
stavolta gli uma vud in pugn in abundänsä.
Angelo LeporePavia