«L'ultimo messaggio prima di morire»


MONTESCANO. Un professionista si riconosce dai dettagli. E Antonio Amato, l'italiano sgozzato dal commando di Al Qaida all'Oasis Resort di Al-Khobar, era un professionista. «Mi aveva scritto chiedendo dove trovare certi ingredienti italiani e come farli arrivare in Arabia Saudita in tempi rapidi», racconta lo chef Mario Musoni. E poi racconta come si vive praticamente in diretta la morte di un collega.
Antonio Amato faceva parte del 'Gruppo virtuale dei cuochi italiani all'estero", di fatto gestito dallo chef Mario Musoni. Si tratta di una comunità virtuale su Internet grazie alla quale i professionisti della cucina italiana che lavorano fuori dall'Italia possono scambiarsi opinioni, consigli e chiedere aiuto ai colleghi per esportare il meglio della cucina italiana, combattendo il fenomeno, sempre più diffuso, delle 'bufale" spacciate come specialità italiane.
Gruppo al quale l'italiano ucciso in Arabia era iscritto e a cui si era rivolto per avere consigli prima di partire e assistenza sul lavoro.
«Avevo conosciuto Antonio Amato proprio grazie al gruppo su internet - raccota Musoni -. Pochi mesi fa era in ballottaggio con un altro collega per il posto di chef in Arabia saudita, all'Oasis Resort. Sul gruppo di discussione aveva chiesto informazione ai colleghi che potessero conoscere la situazione in Medio Oriente, poi aveva deciso. Alla fine, ora dico purtroppo, ha accettato il lavoro».
Ma come è partito Antonio Amato? Temeva la situazione internazionale? Aveva accettato il rischio per la carriera, dopo l'esperienza come cuoco sulle linee di crociera, oppure credeva di aver trovato semplicemente l'occasione in un grande resort internazionale?
«Dal tono delle mail che scriveva al gruppo per confrontarsi con i colleghi non sembrava preoccupato - aggiunge Musoni -. In Arabia non ci sono mai stati probemi. E' come se domani sentissimo dire che in italia è stato sequestrato un residence... è impensabile. Era un professionista che si sportava per lavoro, come quasi tutti noi facciamo normalmente».
Per un cuoco professionista andare fuori dall'Italia è quindi ormai abbastanza frequente: il gruppo virtuale di Musoni è nato proprio per fare da sponda italiana a chi esporta il 'buon gusto" all'estero. Antonio Amato aveva trovato un lavoro di prestigio, in uno dei più esclusivi centri d'affari della penisola araba che nei suoi depliant ammicca ancora alla clientela internazionale di uomini d'affari facendo riferimento proprio alla cucina: «Lasciatevi tentare dalle ricette del nostro chef italiano».
«E Antonio era davvero un professionista della cucina italiana - prosegue Musoni -. La settimana scorsa si era messo in contatto con me, sempre attraverso il sito, perchè in Arabia faticava a trovare determinati ingredienti necessari in una cucina italiana seria. In Arabia, come del resto in Estremo Oriente, trovare ingredienti genuini e di qualità è un doppio problema: in primo luogo perchè in loco non esistono, in secondo luogo perchè ordinarli in Italia significa vederseli arrivare dopo lunghi viaggi in condizioni precarie e, quindi degradati. Antonio era un professionista nel senso tecnico, e quindi chiedeva come risolvere il doppio problema: l'ultima cosa che sono riuscito a scrivergli è stato l'indirizzo di una ditta di Torino specializzata nel recapito veloce in paesi lontani di ingredienti tipici italiani».

Stefano Romano