Andrea Pinketts si racconta a Pavia
PAVIA. «Mia madre era costantemente preoccupata per me; ciò la tranquillizzava. Quando non era preoccupata, cominciava a preoccuparsi. La missione delle madri non è la procreazione, quanto la preoccupazione. Anche le amebe partoriscono, ma, per quanto ne so, se ne fregano». La madre cui si fa riferimento è quella di Lazzaro Santandrea, o meglio - forse - dello scrittore Andrea G. Pinketts che ha usato Lazzaro per descrivere se stesso in un libro del 1992. Proprio Pinketts-Santandrea incontrerà domani sera (alle ore 21) i suoi fan alla galleria l'Arte 17 in piazza Cavagneria, per parlare, a suo modo, di se stesso (cosa non facile!).
Chi già conosce lo scrittore milanese per averlo letto o incontrato direttamente rimarrà, forse, attonito, ma anche Andrea G. Pinketts è stato piccolo... Lazzaro, invece no. Era già grande alla sua prima avventura che è una fiaba d'azione. Dove il Bene e il Male si scontrano con il 'bene o male" e ne escono sconfitti. Quando i cani latrano ed i maiali abbaiano, quando i nani e i giganti si incontrano nello stesso piccolo paese, allora è il caso che Lazzaro Santandrea intervenga. Fra Peter Pan e il mostro di Firenze, fra Mary Poppins e Mary Riley, fra pedofili e cinefili, fra Swift e Swing, la genesi della letteratura pinkettsiana. Descrivere Pinketts non è facile, anzi si cadrebbe certamente in errore. Basterebbe dire che Pinketts è Pinketts! Però, una certa curiosità rimane. E allora basta dare una scorsa alla sua vita per capire di chi si tratta. Sin da piccolo Andrea dimostra una pertinace tendenza all'insubordinazione. Studi irregolari, espulsione dal liceo linguistico per avere malmenato il preside. A 17 anni dà prova di resistenza nella giungla urbana quando, essendo rimasto chiuso all'interno di un cinema periferico a causa di un colpo di sonno indotto da una bottiglia di whiskey tracannata durante la proiezione, demolisce il portone del cinema a colpi di mannaia. Dopo 12 giorni di servizio militare evade dalla caserma e si finge psicopatico. Tra le sue attività si annoverano: fotomodello, cacciatore di dote, istruttore di arti marziali e giornalista investigativo (premio «Una Remington per la strada» '91). Le sue inchieste sul settimanale «Esquire» lo hanno visto di volta in volta sviluppare l'arte del trasformismo diventando barbone, viado, satanista, pornodivo. Ha sempre avuto una passione per le cattive compagnie, la letteratura, i bar equivoci, i sigari e le donne... non necessariamente in questo ordine. (p.p.)