Primo sul Mortirolo: per Marco Pantani

PRESOLANA.Simoni sbatte di nuovo la porta. Sperava di recuperare almeno il secondo posto in classifica, ma non c'è riuscito. E' difficile condannare un capitano scalzato dal trono. Ed è difficile dire come sarebbe finita se le tappe di salita fossero state di oltre 200 chilometri invece che di poco più di 100. Ma quel che è successo in gara è comunque un segnale: frattura totale in Saeco. Con che animo Gibo andrà al Tour per i colori della «rossa» del ciclismo? Gioisce invece Garzelli, che conquista Cima Pantani (Mortirolo) come si era proposto alla vigilia. «L'avevo detto fin da ieri, appunto - dice il Garzo - . Ci tenevo tantissimo ad onorare la vittoria di Pantani, che è stato mio capitano. Cosi sono andato via solo per il Mortirolo. Poi ho trovato accanto a me Simoni e siamo sempre andati d'accordo. Abbiamo proseguito nell'azione, nel finale ci siamo parlati ma abbiamo deciso che ognuno avrebbe fatto la propria corsa senza farci i dispetti. In volata ho vinto io, anche se ero stanco. Eravamo stanchi entrambi, in realtà. Comunque Cunego ha vinto un bel Giro, con maturità, senso tattico e forza. Noi vecchietti abbiamo fatto la nostra figura, oggi, e mi dispiace aver trovato la condizione tardi». A tremare un po' è stato Serguey Honchar, che ha temuto per il secondo posto: «Secondo me Simoni ha lanciato l'attacco nel posto sbagliato. Io ho tenuto il passo, con i miei compagni, e alla fine mi sono arrangiato da solo. Bene cosi». Felice anche Cioni, quarto in classifica: «Dopo aver passato gran parte del Giro a lavorare in copertura per Petacchi, questo è un traguardo magnifico, per me. Ero in classifica, nonostante tutto, e ho badato a difendere le posizioni. Ci sono riuscito e nel finale avevo ancora un po' di fiato da spendere. Certo, ho dato una mano a Cunego, ma lui è stato di una lealtà assoluta, non solo con me». Andiamo al campioncino. Il quale, giusto per non smentire la sua modernità, quando gli chiedono come si sente, risponde: «L'ho detto anche ai miei compagni: essere al Giro è come essere dentro la casa del Grande fratello. Da domani, quando ne uscirò, mi renderò conto come è cambiato il mondo per me». Quando gli ricordano che Simoni, all'arrivo di Bormio, gli aveva dato del bastardo (fonte Gazzetta), lui minimizza: «Non vorrei parlare di questa cosa, anche perchè con Gilberto, dopo averlo letto, mi sono chiarito. Eravamo e siamo amici, non ho idea di cosa accadrà in futuro, ma punto, nella seconda parte di stagione, a partecipare al mondiale vicino a casa mia: l'ho già vinto da junior e...». Timori durante la tappa? «Avevo tre minuti di vantaggio e non dovevo temere granchè: è difficile prendere tre minuti. Certo, a un certo punto mi sono consultato con Mazzoleni sul da farsi, ma lui mi ha confortato. Anche oggi ho avuto una grande squadra accanto. Oggi ho sperato che Gilberto vincesse la tappa, ed è la verità. L'ha vinta Gerzelli, onore al merito, ma a noi un'altra tappa sarebbe piaciuta». Simoni si limita a commentare la tappa: «Quando ho visto scattare Garzelli, gli sono andato dietro. Dovevo farlo già ieri, forse, e ho sbagliato a non farlo». (a.f)