Orrore a Baltimora: decapitati 3 bimbi

BALTIMORA.Ricardo, Lucero e Alexis erano inseparabili, a scuola come nel giardino con salice piangente dove i tre bambini trascorrevano i pomeriggi di giochi. Anche la morte li ha trovati insieme, chiusi in una casa degli orrori in balia di qualcuno che per ucciderli ha scelto un metodo brutale e per ora inspiegabile. Quando il massacro è finito, il corpo di uno dei bambini era privo di testa, gli altri due presentavano decapitazioni parziali. Il triplice omicidio ha sconvolto Baltimora, una città del Maryland che al crimine è abituata, ma dove nessuno ricorda scene simili. La notizia ha provocato raccapriccio anche nel resto d'America. Un grosso coltello da macellaio, probabile arma del delitto, è stato trovato dalla polizia, che ore dopo la scoperta dei cadaveri ha arrestato due giovani zii dei bambini, senza però rendere noto cosa sia che li rende sospetti nelle indagini. Baltimora ha seri problemi di criminalità e droga, ma lo scenario dell'uccisione dei bambini non è uno dei ghetti violenti dominati dal crack. La strage è invece avvenuta a Fallstaff, un quartiere a nord ovest della città che raccoglie in sè le caratteristiche del volto multiforme dei sobborghi americani. La zona è prevalentemente abitata da ebrei ortodossi, ma in mezzo alle loro sinagoghe vivono, senza apparenti tensioni, ispanici, bianchi e neri. L'area è ritenuta tra le più tranquille e sicure della città. In questo ambiente, migliore di molti altri che può offrire la città del Maryland, si erano insediate due famiglie messicane all'interno delle quali le parentele sono ancora difficili da districare per la polizia. In un appartamento in un grande condominio di mattoni rossi realizzato negli anni Trenta, circondato dal verde, sono cresciuti insieme Ricardo Espinoza, 9 anni, la sorellastra coetanea Lucero Quezada e un cugino, Alexis Quezada, 10 anni. I bambini vivevano nella stessa casa con due mamme ed erano conosciuti dai vicini e nella scuola elementare del quartiere per essere molto legati tra loro. Sono state le madri - di cui non sono stati resi noti i nomi - a fare giovedi pomeriggio la scoperta del massacro. Le donne sono tornate a casa dal lavoro e pochi istanti dopo sono uscite urlando disperate e chiedendo aiuto ai vicini, che hanno dovuto fare da interpreti con il centralino della polizia, perchè parlano solo poche parole di inglese. «C'è sangue in tutto il mio appartamento, hanno ucciso la mia famiglia!», ha detto una delle madri alla polizia. All'arrivo sul posto, gli agenti hanno trovato una scena che anche qualche veterano del mestiere ha descritto come «la peggiore della mia carriera». «Per coloro che hanno dovuto recuperare i corpi è stata dura».