Rapina con sevizie, condanna a 2 anni

GARLASCO. La vittima lo aveva riconosciuto nella caserma dei carabinieri, dove si era recata per sbrigare una pratica. La casalinga 44enne aveva indicato in Altin Lasku, albanese 19enne, il rapinatore che l'aveva aggredita in casa e seviziata con un coltello prima di fuggire con un bottino di 20 euro. Ieri il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Vigevano, Ivana Caputo, ha ritenuto decisivo quel riconoscimento e ha condannato il giovane a 2 anni e 2 mesi con la condizionale accogliendo le richieste del pubblico ministero Rosa Muscio. L'avvocato difensore Pietro Trivi è però pronto a ricorrere in appello.
«Anche non considerando il fatto che Lasku si è sempre proclamato innocente - afferma il legale dell'imputato - la condanna è avvenuta sulla base del riconoscimento, ma secondo noi varrebbe la pena approfondire alcuni elementi contraddittori. Per esempio, la vittima dell'aggressione ha detto di aver visto bene il rapinatore, ma non ha indicato con esattezza i colori della maglietta che indossava il bandito. Quella indossata da Lasku, infatti, non coincide completamente con la descrizione fatta dalla vittima. E i particolari fisici richiamavano l'aspetto di un altro albanese, sul quale però non sono stati fatti accertamenti approfonditi. A nostro parere, quindi, ci sono i margini per un ricorso in appello sui fatti, ma anche per questioni di diritto. Infatti il giudice, nonostante abbia riconosciuto l'attenuante della lieve entità perchè il bottino è stato di soli 20 euro, l'ha ritenuta però equivalente alle aggravanti, mentre, secondo noi, c'è la possibilità di considerare le attenuanti prevalenti sulle aggravanti». La casalinga 44enne era stata aggredita il 27 agosto dello scorso anno nella propria abitazione di via del Teatro. L'aggressore l'aveva presa alle spalle e trascinata in cucina prendendola per i capelli. Qui la donna aveva consegnato al bandito la piccola somma che aveva nella borsa, ma il rapianatore, per convincerla a dargli altri soldi, l'aveva malmenata, colpendola con un pugno al volto, e poi ferita con un coltello preso in un cassetto. Con la punta della lama le aveva inferto tante ferite superficiali, lunghe e sottili come graffi, alle gambe e al petto. (l.g.)