«E ora fiducia su tutte le leggi»
ROMA. Torna a intervenire a sorpresa Silvio Berlusconi nel congresso elettorale di Forza Italia. Ufficialmente per sparare a zero sull'opposizione, colpevole di aver criticato il suo discorso del giorno prima, e in perfetta sintonia con Giulio Tremonti che aveva preso a male parole Prodi
(«Bugiardo oppure incompetente, un misto tra zelig e un visitor») lo aveva definito.
Ma l'attacco più duro il premier lo porta ai suoi stessi alleati: se avessi avuto il 51 per cento, sostiene infatti di fronte a una platea ancora più vuota del giorno prima, avrei già tagliato le tasse. Traduzione: ho le mani legate, mi frenano. Praticamente due dita negli occhi di Fini e Follini, che infatti reagiscono male. «Berlusconi ha la guida del governo prima di essere leader di Forza Italia - ricorda Follini - capisco la campagna elettorale, ma francamente la buona riuscita del governo e l'armonia della coalizione sono cose che vengono prima del 51 per cento a Forza Italia».
E suona inevitabilmente come un atto di sfiducia verso gli alleati anche l'annuncio-minaccia di voler imporre d'ora in poi il voto di fiducia in Parlamento «su qualsiasi provvedimento ritenga necessario farlo». Chiedere la «fiducia preventiva» su ogni legge, quando si hanno 87 voti di maggioranza alla Camera e 50 al Senato, sottolinea però Luciano Violante, è il «segnale evidente della crisi». La dichiarazione di Berlusconi, aggiunge, «pone la parola fine alla maggioranza».
Ma nella linea dura scelta dalla coppia Berlusconi-Tremonti, e su cui è stata prontamente schierata l'intera capacità di fuoco di Forza Italia, ce n'è per tutti. Piovono critiche sul nuovo presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, accusato da Maurizio Sacconi di «ispirarsi» alle banalità di Catalano, filosofo della notte di Renzo Arbore. Lo stesso Tremonti lo mette in guardia sulla sua disponibilità alla concertazione con i sindacati: «Non possiamo replicare le illusioni degli anni Novanta. D'accordo con il fare squadra in spirito italiano, ma con mezzi diversi. Non più con l'assistenzialismo».
I colonnelli di Forza Italia sparano poi ad alzo zero contro Giuliano Ferrara, e Scajola minaccia gli alleati sulle riforme: il contratto siglato con gli elettori impegna tutti. «Nessuno può venire meno se non attraverso il ritorno alle urne». Una minaccia esplicita per il dopo elezioni: o si va avanti cosi, o ci sono le elezioni anticipate. Una linea sbagliata, osserva Follini, bisognerebbe allargare il consenso attorno al governo, «non giocare la partita 'governo contro tutti"».
Ma è contro il centrosinistra che Tremonti scaglia una vera e propria arringa. Il bersaglio principale è ovviamente Prodi: «Invece di venire in Italia a criticare l'Italia - sostiene - Prodi dovrebbe venire a spiegare la sua Europa». «Non ci piace la sua politica economica», non ci piace il cambio troppo forte dell'euro e le troppe regole. Immediata la replica del portavoce di Prodi: «Tremonti la smetta di scaricare responsabilità, il governo non ha controllato o non ha voluto controllare i prezzi».
Le repliche del centrosinistra sono soprattutto ironiche. «Di fronte al fallimento della politica economica del governo - dice D'Alema - mi sarei aspettato meno arroganza da parte di Tremonti». Francesco Rutelli bolla come un «disco rotto» le promesse di ridurre le tasse di Berlusconi. E tutti i leader della lista Prodi annunciano che oggi risponderanno a tutte le «bugie di Assago».