Giudici: «Pio V esaltò Pavia»

PAVIA. «La città deve essere grata a san Pio V, papa Michele Ghislieri, che volle qui edificare il collegio che porta il suo nome e promuovere l'Università». Il vescovo Giovanni Giudici ha chiuso ieri le celebrazioni per il quinto centenario della nascita con una conferenza nel Salone Teresiano della Biblioteca universitaria, nella quale ha sottolineato il valore di «vero riformatore della Chiesa» e fatto il bilancio di «luci e ombre del suo pontificato». Foltissimo il pubblico. Ha introdotto la conferenza Anna Maria Campanini Stella, direttore della Biblioteca. In prima fila c'erano il rettore Roberto Schmid, il presidente della Provincia Silvio Beretta, il presidente del collegio Ghislieri Carlo Bernasconi e il viceprefetto Vincenzo D'Antuono.
Il vescovo Giudici parlando per un'ora ha tratteggiato in modo avvincente e dotto la memorabile figura di Papa Ghislieri, prima rileggendone il percorso biografico, quindi indicando ciò che un vescovo di oggi avverte del significato delle scelte di un vescovo di cinque secoli fa, e ancora delineando «luci e ombre» di Pio V e sintetizzando quale può essere il messaggio di un pontefice di tale tempra alla Chiesa e alla società di oggi. Papa Ghislieri fondò il collegio a Pavia nel 1567.
«L'ascesa di Papa Ghislieri al potere fu anomala ed esemplare - ha detto tra l'altro il vescovo - Sali al soglio di Pietro nel solco della riforma personale e ponendosi nell'alveo del movimento riformatore cattolico». Giudici in questo carattere di «riformatore» ravvisa l'attualità di Papa Ghislieri. Ricorda che il pontefice alessandrino originario di Bosco venne eletto pontefice alla morte di Pio IV, sostenuto dal partito riformatore che era capeggiato dal cardinale Carlo Borromeo.
«Michele Ghislieri - ha aggiunto il vescovo - anche una volta eletto papa condusse la sua vita secondo i rigidi costumi appresi quando era frate. Mangiava poco, pregava molto, consacrava la sua giornata a lunghi silenzi, usava predicare in Laterano a differenza di moltissimi suoi predecessori e successori».
Il vescovo Giudici vede in alcuni caratteri distintivi la lezione di Papa Ghislieri valida ancora oggi: «Una volta eletto papa cominciò la sua attività con la visita pastorale dal 1566: attento a quella che oggi chiameremmo la base, a spronare il clero, a fustigare gli abusi e ad adoperarsi per eliminarli. La sua sintonia con l'afflato riformatore del Concilio di Trento. Rigoroso, austero, spirituale, san Pio V spronava il clero a eliminare gli abusi, riorganizzò la presenza della Chiesa, dividendo Roma in circoscrizioni».
Tra le «ombre» di san Pio V il vescovo Giudici indica il non aver compreso che l'Europa del Rinascimento non era più quella monolitica della Respublica Christiana medioevale, l'essere stato poco politico ad esempio con l'inefficace e anacronistica scomunica della regina d'Inghilterra Elisabetta I. Anche se seppe organizzare la riscossa della cristianità contro i Turchi culminata nella battaglia navale di Lepanto. Ma i meriti di Papa Michele Ghislieri, secondo il vescovo Giudici, superano largamente i difetti. Tra i primi, la sua decisione di tornare a focalizzare il pensiero della Chiesa su Sant'Agostino, l'aver puntato sulla teologia di san Tommaso d'Aquino.
«La cultura pavese deve moltissimo a san Pio V - aveva detto introducendo l'illustre conferenziere Anna Maria Campanini Stella, direttore della Biblioteca universitaria - La cultura è un'eredità che dobbiano trasmettere e questo è un'altra delle magistrali lezioni impartiteci da Papa Ghislieri».
Al termine della conferenza del vescovo, è toccato al rettore Roberto Schmid rivolgere un indirizzo di saluto e ringraziamento a monsignor Giudici per l'intervento alla Biblioteca Universitaria: «Pavia - ha detto il rettore rieccheggiando uno dei temi trattati dal vescovo - ha un grande debito di riconoscenza verso il pontefice fondatore del Ghislieri. Stamane alla Conferenza dei rettori a Roma si discuteva il nuovo modello di valutazione degli atenei italiani e di ripartizione dei finanziamenti pubblici ad essi spettanti. Tutti si sono detti d'accordo sull'esigenza di premiare la qualità dei risultati, ma poi sono emerse le solite argomentazioni. Ascoltando gli interventi, ho pensato proprio a papa Ghislieri, energico promotore degli alti studi di qualità. L'Università di PAvia deve ringraziare san Pio V, il cardinale Carlo Borromeo e MAria Teresa d'Austria».