Show di Berlusconi: «Votatemi»


MILANO.«Votatemi perché taglierò le tasse. Più voti per me, meno tasse per te». «I dati economici dicono che ci sono segni di ripresa». «Il contratto con gli italiani lo stiamo rispettando». «L'Italia l'abbiamo cambiata un bel po', siamo già entrati nella storia». Peccato che ad ascoltare Silvio Berlusconi ci siano pochi intimi. Il Palazzo dello Sport di Assago, che ospita il secondo congresso di Forza Italia, è mezzo vuoto. Poche le bandiere in platea e solo due striscioni sugli spalti. Il capo del governo sa che i sondaggi lo danno per sconfitto e deve fare i conti con gli alleati di governo che hanno mandato a Milano le seconde linee. Infatti non ci sono Fini e Follini e questo fa dire al leghista Maroni che «si è trattata di una scelta politica».
Berlusconi, comunque, deve serrare i ranghi. Mancano due settimane al voto e il congresso di Forza Italia deve servire a rilanciare l'immagine del partito vincente. Il Palazzo dello Sport, se non fosse per quelle tante sedie vuote, è stato preparato a puntino. Ci sono le luci verdi, bianche e rosse e c'è il «Coro azzurro» che canta «Fratelli d'Italia» con le parole dell'inno nazionale che scorrono sul tabellone, cosi nessuno si sbaglia con l'elmo di Scipio. Berlusconi, in prima fila, canta sull'attenti. Al suo fianco, il fedelissimo Cicchitto tace, imitato da alcuni ministri. Appena dietro, secondo la miglior tradizione americana, non potevano mancare i parenti: i figli Piersilvio e Marina con nonna Rosa, mamma del premier. Silvio sale i gradini del palco alle 19.20. «Dobbiamo vincere le elezioni e chi non c'è è in giro per la campagna elettorale». Lo dice per giustificare le sedie vuote? «Dobbiamo vincere e Forza Italia ha già vinto scommesse impossibili». Lo dice perché i sondaggi affermano il contrario?
Forza Italia compie 10 anni e Silvio fa un riassunto, non breve, di questo periodo. «C'è stato il diluvio e sulla nostra arca di Noè abbiamo portato in salvo le idee di don Sturzo, Calamandrei, Saragat, Craxi, La Malfa, Einaudi, De Gasperi». Pochi gli appluasi del pubblico. Invece la platea si scalda quando Berlusconi, quasi sillabando, spiega: «Abbiamo introdotto la moralità. Il rigore e la serietà dei nostri ministri non vengono messi in dubbio neanche dai giornalisti calunniatori della sinistra». E ancora: «Stiamo mantenendo la parola data». Poi è un crescendo: «La sinistra nel 1998 ha mandato in esilio il suo premier e adesso lo richiama. Con che coraggio... Nel gioco dell'oca sono tornati alla casella zero».
Quindi toglie dalla tasca il «contratto con gli italiani» firmato in diretta tivù davanti a Bruno Vespa. Fa l'elenco dei cinque punti, dice che deve realizzarne almeno quattro (sennò il contratto prevede la non candidatura di Silvio nel 2006), ma subito aggiunge di aver già fatto tutto, o quasi. «Però - avverte - il contratto scade fra due anni, lasciatemi finire il lavoro». Traduzione politica: anche se perdo le europee non me ne vado da Palazzo Chigi.
La platea di alza in piedi e applaude quando Berlusconi cita Marco Biagi, il professore ucciso dalle Brigate Rosse, come «il padre della riforma del mercato del lavoro che il nostro governo ha approvato» (a Bologna, in contemporanea, la sorella di Biagi interviene per dire che la famiglia «non voterà Cofferati»).
Le ultime battute sono per i pacifisti che vogliono manifestare contro l'arrivo di Bush il 4 giugno. «Lavorano per gli aggressori», dice. Oggi parlano i ministri «azzurri». Domani alle 13 il gran finale, ancora con il Cavaliere.

Gigi Furini