Uccise la moglie, ha uno sconto di pena
VOGHERA. Nove anni e mezzo di reclusione. E' la condanna patteggiata in appello da Andrea Carrà, l'elettrotecnico di Albaredo Arnaboldi che, l'8 settembre 2002, uccise la moglie Entela con tre coltellate al petto. Niente processo-bis, dunque, dall'accordo con la procura generale di Milano scaturiscono uno sconto di pena di otto mesi rispetto al primo grado, e una sentenza che potrebbe chiudere qui la vicenda giudiziaria.
Il verdetto, per quanto frutto di un patteggiamento, è impugnabile in Cassazione, ma appare difficile ipotizzare un ricorso della procura generale, dopo l'intesa raggiunta con la difesa dell'imputato, rappresentata dall'avvocato Maria Rosa Carisano. Almeno sul piano processuale, dunque, la vicenda potrebbe essersi chiusa definitivamente ieri. Carrà, 34 anni, sta trascorrendo gli arresti domiciliari in una comunità di recupero e, complessivamente, ha già scontato venti mesi di reclusione, fra carcerazione preventiva e misure alternative. Tornerà prima o poi dietro le sbarre di una cella? Questo sembra inevitabile, visto che si sta parlando pur sempre di un caso di omicidio, ma va detto che il tribunale di Voghera ha riconosciuto l'artigiano di Albaredo seminfermo di mente: secondo la perizia psichiatrica, non era pienamente in sè nel momento in cui vibrava i colpi mortali alla moglie. Colpevolè si, dunque, ma con le attenuanti che gli sono valse già condanne relativamente miti e, di conseguenza, anche la prospettiva di una non lunga permanenza in carcere.
Il delitto era avvenuto nella villa della madre e del fratello di Carrà, alla frazione Barbaleone di San Damiano. Dopo il pranzo domenicale, fra Andrea e la moglie (la 22enne Entela Hamzaj, di origini albanese) era scoppiata una lite furibonda, poi degenerata nell'omicidio.