Cosi Salvatore ha scelto il silenzio
GROSSETO.La linea è libera e il cellulare squilla. Ma lui non risponde. Non fa differenza se la chiamata arriva da un fisso o da un cellulare. Salvatore Ambrosino, il centrocampista 30enne del Grosseto finito nello scandalo del calcio scommesse, evidentemente vuole parlare soltanto con una cerchia selezionata di conoscenti. Il giorno in cui le agenzie avevano battuto il suo nome, era l'11 maggio, aveva accettato di scambiare due parole con il cronista: ed era facile immaginarlo sorridere dalla sua abitazione di Pozzuoli mentre si giustificava e respingeva gli addebiti. «E io sarei capace di fare tutto questo?». Eppure, stando alle indiscrezioni, adesso Ambrosino avrebbe svelato i codici delle conversazioni intercettate, quelle che avrebbero influenzato i risultati delle partite. Da semplice pronosticatore a scommettitore. Adesso le sue parole hanno permesso ai magistrati della Dia di aprire un fronte. «Primo», «centro», «periferia» a significare rispettivamente vittoria interna, pareggio, vittoria esterna. La chiave per identificare alcuni personaggi citati con nomi convenzionali. E poi giù una sequela di colloqui che dipingono scenari inquietanti.
Per il Grosseto promosso in C1, che ha appena tirato un sospiro di sollievo per l'assoluzione ricevuta dalla Disciplinare (il caso del giocatore Parola), trovarsi ogni giorno su agenzie e giornali come l'ultima squadra di Ambrosino (è stato sospeso) è una situazione antipatica. E il sentimento che predomina è, l'11 maggio come oggi, l'incredulità. Quella che ha il volto pulito di Simone Di Rita, uno dei giocatori beniamini dei tifosi del Grosseto: «E chi se lo aspettava? - dice tradendo l'accento pisano - Siamo rimasti spiazzati tutti. Si era inserito da noi benissimo. Su Ambrosino non ho nulla da ridire».
«Aspettare», è la parola d'ordine di Francesco Paolo Specchia, il mister delle ultime tre giornate della C2. Pochissime parole e misurate: «Dobbiamo essere prudenti. Mai lasciarsi andare a giudizi senza avere indizi. Certo mi dispiace. Noi negli ultimi giorni siamo stati proiettati a seguire la vicenda del deferimento».
Le stesse parole le pronuncia Vincenzo Minguzzi, il direttore sportivo. «Mah, io sono perplesso - aggiunge l'ex portiere del Pescara - anche dagli ultimi sviluppi. Continuo a pensare ad Ambrosino basandomi sul rapporto diretto che ho avuto con lui in quattro mesi: un ragazzo dal comportamento cordiale, ben inserito». Chiacchiere da bar ricordano la scarsa forma di Ambrosino in alcune partite: «Stava male fisicamente - taglia corto Minguzzi - Quando l'ho visto ho pensato: 'ha saltato la preparazione, sta pagando". Io non l'avrei fatto giocare con il Gualdo, l'avrei fatto uscire prima a Carrara». Minguzzi, lei ha il terrore di aprire una mattina il giornale e di leggere che anche una partita del Grosseto... «No, assolutamente no - replica deciso - E se dovesse mai saltare fuori, noi saremmo parte lesa. Abbiamo giocato sempre per vincere. E siamo riusciti a vincere, anche contro squadre motivatissime: la Rosetana che doveva salvarsi, il Gualdo che cercava un posto nei playoff, il Montevarchi reduce da tre vittorie di fila. No, a noi questo discorso non ci può riguardare».