Prove pratiche per le scienze: la cattedra è un laboratorio

BRESSANA.Eureka!... sperimentando... le scienze si vanno imparando.
Le cose si svolgono cosi: illustrato un argomento, entrano in gioco una o più prove pratiche di semplice realizzazione che utilizzano materiali e strumenti di facile reperibilità; la cattedra funge da piano di lavoro; il capo-èquipe (la nostra insegnante) descrive l'allestimento e spiega l'esecuzione dell'esperimento agli apprendisti, guidandoli con l'obiettivo di impadronirsi del metodo ipotetico-deduttivo.
Questo fare agevola molto il sapere, che deve essere esauriente quanto basta e corretto nei contenuti, preciso nell'uso dei termini (a patto, ovviamente, che ci sia anche l'impegno nello studio).
Inizialmente gli alunni stavano attorno alla cattedra, pensando che cosi essi avrebbero potuto osservare meglio i caratteri salienti dell'«esperienza». In realtà partecipavano solo quelli della «pole position», mentre nelle retrovie l'attenzione era più...evasiva.
Pertanto ora gli alunni stanno ai loro posti, ma non per questo sono riceventi passivi: l'insegnante sa coinvolgerli ponendo domande, sollecitando risposte, invitando ad osservare qualcosa e a trarre delle conclusioni, chiedendo talvolta una collaborazione attiva a qualcuno.
Durante questa attività sperimentale non mancano momenti di sana e gradita ilarità.
Galileo, dalla sua nuvoletta, guarda e sorride compiaciuto.