Pavia, Torresani si dà un «4»
PAVIA. Icaro si è bruciato le ali. I tre campionati vinti in cinque anni hanno portato il Pavia e il suo condottiero dall'Eccellenza alla C1, troppo in alto per le loro possibilità. Almeno a sentire Marco Torresani, che all'indomani della retrocessione in C2 vede cambiare davanti a sé le prospettive per il futuro. Che potrebbe non essere più colorato d'azzurro a sentire le voci che lo vorrebbero sostituito da Gianfranco Motta. In attesa dell'incontro chiarificatore con i Calisti, il tecnico di Cremona si confessa: «Mi sento come quelle volte in cui il compito in classe va male a tutti gli alunni e il professore si accorgono che la prova era troppo difficile. Quando il primo della classe, abituato ai nove, prende sei meno e tutti gli altri insufficiente. Io ho preso il mio quattro».
Tra gli errori commessi, c'è l'aver stravolto il gruppo che vinse la C2?
«Con il senno di poi qualcosa si è sbagliato, anche perché quando si cambia tanto si perde l'entusiasmo di un gruppo vincente, ma avevamo giocatori che smettevano e altri che non erano considerati all'altezza».
Mister, perché il Pavia è arrivato ultimo?
«Ci sono tante concause. Che fosse una stagione difficile lo sapevamo e in corso d'opera è diventata ancor più tribolata. In queste situazioni ingarbugliate finisce spesso cosi. Dovrei parlare di cose che però è giusto affrontare solo al nostro interno».
Quando ha pensato che potesse finire cosi?
«Sempre e mai. Fino all'ultimo ci ho creduto, infatti la squadra sino alla fine è rimasta in gioco. Questo mi farebbe rispondere mai. Ma anche sempre, perché è dall'inizio che campionato che siamo in fondo alla classifica».
Tempo fa disse: «Il calcio è imprevedibile, sorprendente». E Novara-Prato?
«Novara-Prato era prevedibile... Chi era li mi ha detto che il Novara ha fatto di tutto per far segnare il Prato e che le sceneggiate per perdere tempo erano evidenti. Per tutti tranne che per l'Ufficio Indagini. Mi guarderò la cassetta, ma solo per sfizio».
Come si spiega il girone di ritorno da incubo?
«Questa squadra ha sempre vissuto su una forza precaria. Anche tra di noi non ci siamo mai nascosti di non avere un gruppo con grande carattere. L'equilibrio positivo raggiunto a fine 2003 era precario. Abbiamo infatti deciso di rinforzare la squadra a gennaio con tre innesti che per vari motivi hanno faticato ad inserirsi. Per diverse domeniche non sono stati disponibili e Breviario, Gambadori e Barbieri non c'erano più. Eravamo una squadra che faceva fatica a stare in piedi, abbiamo comprato le stampelle senza però averle potute usare per due mesi».
Perché Stocco ha deluso?
«La pecca di Nicola è la scarsa personalità. La scorsa stagione giocò a fianco di Dondo che lo aiutò molto. Quest'anno, nel contesto di una squadra con poco carattere, è andato in difficoltà».
Perché Inacio ha arrancato nel girone di ritorno?
«La prima spiegazione è che non ha svolto la preparazione estiva, ma ha anche avvertito la responsabilità di un reparto in cui è stato l'unico ad esserci sempre. Nelle ultime partite gli ho dato un po' di tregua, ma ne avrebbe avuto bisogno prima, solo che non potevo farne a meno. Joelson però si è comportato sempre da professionista».
Perché Nordi ha deluso?
«Una punta se non fa gol vive tensioni fortissime. Non penso però che Nordi non sia all'altezza perché uno da 20 gol in C2 può starci in C1».
Sciaccaluga era il regista che cercavate?
«Non è il classico regista, ma ha la personalità per farlo in questo calcio».
E' vero che in estate ha avallato alcune cessioni anche se non le condivideva?
«Abbiamo scelto insieme ed è normale che nel confronto ognuno abbia detto la sua. E' altrettanto ovvio che qualcosa di quello che avrei voluto non è stato fatto».
Molte società avrebbero esonerato il tecnico in un' annata simile. Ha mai temuto l'esonero?
«No perché sentivo che la fiducia della società nei miei confronti era intatta».
Torresani e Pavia: cinque stagioni vincenti, quest'anno sono piovute critiche e addirittura insulti.
«Accetto le critiche quando si va male, anche se per cinque anni ho fatto bene. Gli insulti invece sono scaturiti da qualcosa che non meritavo».
Si spieghi meglio.
«E' stato scritto che ho colpevolizzato la città di Pavia per la nostra situazione. Anche io, nei panni di un pavese, mi sarei arrabbiato. Ma il mio pensiero era un altro. Provo a spiegarmi. Ho detto che Pavia città non è che aiuti molto, perché storicamente ha sempre avuto una sorta di timore della C1 in quanto le è sempre andata male. Come quando insegni a un bambino ad andare in bicicletta e continua a cadere. Un calciatore che vive in una città ne respira l'aria. Se vai a La Spezia, dove tutti gli anni tentano di vincere, trovi i tifosi che fermano i giocatori e dicono: 'Dai che li battiamo i pisani!". Se giri per Pavia ti dicono: 'Massi, la nostra categoria è la C2". Ma da qui a colpevolizzarla ne corre. Al limite, paradossalmente, colpevolizzo me che non ho tenuto in giusto conto questo aspetto».
Ci sarà il settimo anno per Torresani a Pavia?
«Può succedere di tutto. Al Pavia mi sono sempre trovato molto bene, vincendo tanto. Per la prima volta c'è stato un risultato negativo. E' una situazione nuova, un po' come quando in una famiglia felice muore un figlio. Il rapporto tra marito e moglie resta ottimo, ma vive un'emozione forte e può cambiare».
Ha altro da dire?
«Mi sento riconoscente verso questa società che mi ha preso in Eccellenza e mi ha portato in C1. Ci siamo dati tanto, ora voglio fare ciò che è più giusto secondo loro».
Enrico De Santis