Trap: «Gilardino non è Rossi»
ROMA. Del Piero, Moratti e la scelta filosofica del modulo stile Real Madrid: ora Gilardino sa di chi è la responsabilità per la sua mancata convocazione in Portogallo. Assediato dalle domande di mezza Italia calcistica, che ha già messo in cantiere il vecchio sogno-Baggio per inventarsene uno tutto nuovo e molto più giovane, il ct Giovanni Trapattoni ha deciso di spiegarsi all'indomani della lista dei 23 azzurri per la rassegna di Euro 2004. E ha puntualizzato che il suo no più contestato nasce dalla fedeltà alla formula tattica post-mondiale, dalla voglia di non commettere errori simili a quelli di Giappone-Corea e dalla tardiva esplosione del baby-gol al Parma, solo quando l'Inter ha richiamato a casa Adriano. «Sono stati tutti scelti per merito, poi c'è il discorso Gilardino: l'unico tormento», ha ammesso alla fine il commissario tecnico, che in sostanza ha chiarito di aver preferito andare sul sicuro: non ha voluto rischiare l'incognita di un 21enne esploso al Parma «da tre mesi, solo dopo che Adriano è andato all'Inter». «Al mondiale mi fu rimproverato di esser partito con troppi interrogativi. A Del Piero non potevo rinunciare a priori, però mi sono premunito con le alternative Di Vaio e Cassano».
Dei se e dei ma, però, Trap non ha voluto sentire parlare, inalberandosi anche alla domanda su eventuali pressioni esterne (sponsor o club) per le convocazioni: «Fatemi qualsiasi domanda, ma per favore, quelle che escono dall'ambito tecnico proprio no...». Entro il confine dell'equilibrio tecnico-tattico Trapattoni ha spiegato il suo no, neanche tanto sofferto, all'attaccante italiano che ha segnato più gol in serie A, con il lapsus finale («i tre gol domenica...»). E ha rivelato a sorpresa che per una volta, nella sua carriera, è stato il modulo a determinare le scelte e non i singoli: «Gilardino subito è una soluzione semplicistica. Gioca nel ruolo di Vieri e Corradi. Mentre lui veniva fuori, la mia nazionale conquistava consensi sull'onda di un progetto fatto di giocatori e ruoli ben precisi. E' esploso negli ultimi tre mesi, non posso seguire l'onda dell'entusiasmo, i giovani vivono di alti e bassi. E poi ha un solo ruolo, mentre Cassano è polivalente. Lo toglierei a Gentile per tenerlo in panchina, cosi non lo avrei nè io nè lui. Ora mi danno del pazzo: ma se Gilardino viene, poi deve giocare dal 1'. Allora si che sarebbe roba da matti...». Neanche l'onda dell'emozione popolare gli ha fatto cambiare idea: «Non penso di smorzare l'entusiasmo della gente per questa mia scelta. Quando si fanno i paragoni con Pablito - ha detto il ct - bisogna ricordare bene la storia: ai Mondiali del ‘78 Rossi andò con tre presenze azzurre, nell ‘82 divenne Pablito ma aveva 26 anni e 21 presenze. La storia del calcio italiano è piena di esempi, da Corso lasciato a casa nel ‘62, a D'Amico e Beccalossi». Nel gruppo degli esclusi, questa volta c'è Inzaghi e non ha mai rischiato di entrare Del Piero. «Pippo mi ha chiamato, era quasi in lacrime - racconta Trapattoni - ma gli ho spiegato: se giocassi almeno mezz'ora, ci penserei. Ma ecco la controprova: meriterebbero di stare qui in tanti... Del Piero è un discorso diverso: è in recupero da un infortunio muscolare, ha ancora tempo. E mi sono premunito con Di Vaio e Cassano». Sul giovane romanista, definito da Capello ancora selvatico («ma con Antonio ho parlato, lui sa come deve comportarsi»), Trap dice di puntare molto: «E' un jolly, il vero uomo nuovo: quando l'ho impiegato nel ruolo di Del Piero alla fine gli ho fatto i complimenti. Ha i colpi per sostituire Totti, se Francesco deve tirare il fiato: giocare invece insieme a lui, come nella Roma, è ipotesi remota. Non abbandono il 4-2-3-1: ma se mi serve una carta a sorpresa, chi dovrei mandare in campo: lui o Gilardino?». A Peruzzi il ruolo di terzo portiere («se Buffon e Toldo hanno ricadute di infortuni, Angelo è una garanzia»), a Totti quello di leader azzurro («è consapevole della forza di questo gruppo più di tutti»), Trap ha provato a delineare l'obiettivo: «Una linea di galleggiamento: dico la vittoria, perchè è quello cui tutti aspirano». Restano poi sette posti di riserva nell'eventualità di infortuni. «Ho inviato un programma di lavoro a 30 giocatori», ha rivelato il ct senza specificare i nomi di Pelizzoli, Legrottaglie, Ambrosini, Nervo, Miccoli, Bazzani e lo stesso Gilardino: «Ma lui non ne ha bisogno: e se per malaugurati problemi fisici lo chiamo, non dite che mi sono rimangiato tutto». Perché come fu per il «mai dire mai» su Baggio, una porta aperta non si nega a nessuno.