«Filippo, adesso resta solo il silenzio»
PORTALBERA. I sentimenti di incredulità e di rabbia oggi lasceranno spazio alle lacrime e al dolore per la tragica perdita del collega di lavoro, dell'amico, dell'unico figlio. La morte tragica e prematura di Filippo Bosoni, 31 anni, vittima di una drammatica quanto inspiegabile caduta dalla moto, a San Sebastiano Curone, nel Tortonese, mentre tornava a casa da una gita domenicale in collina, ha suscitato sentimenti di profondo cordoglio non solo tra i coetanei. Nella tarda mattinata di oggi, la salma del giovane operaio verrà traslata nell'abitazione di Portalbera, in via De Gasperi, dove Filippo viveva con i genitori.
La mamma Mariella è dipendente dell'autogrill dell'area di servizio Stradella Nord e il papà Luigi è pensionato. In serata verrà recitato il rosario, mentre i funerali sono stati programmati per domani mattina alle 10 nella basilica di Santa Maria Assunta in Portalbera. La salma sarà tumulata al cimitero di Stradella. Sono centinaia i messaggi di cordoglio e le testimonianze di affetto pervenute in questi giorni ai genitori di Filippo Bosoni. Appena si è diffusa la notizia della sua tragica fine, presso l'abitazione di Portalbera, è stato un continuo e mesto pellegrinaggio. Tanti anche coloro che ieri si sono recati all'obitorio dell'ospedale di Tortona, dove è stata ricomposta la salma di Filippo dopo l'incidente. Tra loro, anche gli amici che con lui stavano condividendo una tranquilla gita in moto, assurdamente finita in tragedia. L'incidente è accaduto nel tardo pomeriggio di domenica lungo la provinciale per Caldirola tra i comuni di Brignano Frascata e San Sebastiano Curone. Filippo Bosoni, in sella alla sua Ducati 900 era capofila di un gruppo di cinque motociclisti. Improvvisamente, il dramma:«Si è alzato un gran polverone - hanno raccontato - e in un attimo abbiamo visto Filippo a terra, nel campo, esanime». I soccorsi sono stati tempestivi, volontari e medici del servizio 118 hanno tentato di tutto per strapparlo alla morte ma non c'è stato niente da fare.
Pierangela Ravizza