Pallavicini, appello dopo l'ergastolo


VOGHERA.Ci sarà un processo di appello per l'omicidio di Anna Maria Vecchi, l'ex infermiera vogherese assassinata a coltellate nella sua villetta di via Olivieri. L'avvocato Maria Rosa Carisano ha impugnato, infatti, la sentenza della Corte di Assise di Pavia che, lo scorso 21 gennaio, ha condannato all'ergastolo Giuliano Pallavicini, ora detenuto al carcere di via Prati Nuovi.
Per la difesa, le prove ritenute «schiaccianti» dall'accusa, tali non lo sono affatto. Anzi. «Nè le indagini preliminari, nè l'istruttoria dibattimentale in Assise hanno fugato i dubbi sulla colpevolezza di Pallavicini - sottolinea l'avvocato Carisano - Pensiamo, ad esempio, al test del Dna considerato dall'accusa come l'elemento-chiave. Si è detto che l'aplotipo individuato nei frammenti di pelle trovati sotto le unghie della vittima e compatibile con quello di Pallavicini, è rarissimo. La verità è che è cosi raro che nella sola Voghera ci sono almeno altri due individui (i fratelli dell'imputato) che ce l'hanno e ce ne sarebbe anche un terzo se il padre fosse ancora vivo».
«Non basta - insiste Maria Rosa Carisano - La ricerca sulla frequenza dell'aplotipo è stata condotta su una base statistica troppo ristretta, sono stati presi in considerazione solo gli individui di razza bianca, mentre è noto a tutti che Voghera è ormai un crogiuolo di razze e che la signora Vecchi frequentava, per il suo mercatino, anche stranieri. Dov'è, dunque, questa prova schiacciante?».

Roberto Lodigiani