Giulietta e Romeo in versione pavese
SAN ZENONE. Giulietta e Romeo in versione tutta pavese. Innamorati del XVII secolo vitime dell'odio tra due casate con i loro castelli: una a San Zenone, l'altra ad Arena. Il tutto con tanto di finale tragico nel bel mezzo del Po. E' questo «Gina», riscoperto romanzo di Luigi Romani.
La ristampa di questo testo, scritto da un critico teatrale dell'800, verrà presentata domenica alle 17 alla biblioteca comunale di San Zenone dallo scrittore Mino Milani insieme alla professoressa Anna Modena e a Roberto Vetrugno dell'Università di Pavia che ne hanno curato l'edizione.
Un'iniziativa della biblioteca di San Zenone che, grazie a un contributo della Provincia, si è fatta promotrice della ristampa di questo romanzo poco noto e soprattutto scarsamente citato tra i romanzi melodrammatici dell'800. «Il linguaggio - spiega Anna Modena - è proprio da melodramma, del resto Romani di mestiere faceva il giornalista e scriveva soprattutto di teatro per il «Figaro», giornale che allora aveva molto seguito. Si tratta di un romanzo d'appendice dedicato al pubblico femminile. Un testo un po' gotico ambientato, come allora usava, nel castello con personaggi tutti di fantasia. C'è addirittura uno che sembra Quasimodo di Victor Hugo. A suo modo, «Gina» è l'altra faccia del romanzo lombardo dell'epoca: da un lato Manzoni con le sue innovazioni letterarie, dall'altro questo libro con streghe, predizioni, amori, vendette e drammi. Ma quel che è interessante è più che altro la scelta dei luoghi che, evidentemente, il Romani frequentava visto che nel libro dà l'impressione di conoscerli molto bene. Io mi sono fatta un'idea: a portarlo da quelle parti fu l'amicizia con un medico di Stradella: tal dottor Giovanni Andrea Perotti. Il Romani lo cita anche in un suo scritto, ma questa per ora è solo un'ipotesi. Sta di fatto che lui rimane affascinato da questa congiunzione di castelli: tra San Zenone, Arena Po e la rocca di Stradella». La storia di «Gina» tocca anche Broni, Zerbo, Costa, Belgioioso, ma anche Montù, Canneto e Milano. E poi c'è il Po. Un fiume un po' diverso da quello di oggi: nel romanzo a San Zenone c'è addirittura un'ansa che lo fa sembrare un lago. «Certo - spiega lo scrittore Mino Milani - allora non aveva gli argini e proprio nel 1839 c'era stata una grande piena. Ma questo non ne può fare un lago. E' una San Zenone di fantasia quella raccontata dal Romani, anche se ne parla come uno che li c'è stato. Il fatto è che Romani conosce i luoghi del suo tempo e non quelli del Seicento nei quali è ambientato il romanzo. Ma l'idea di ripubblicarlo è buona perchè rilancia San Zenone. E' un'operazione che ha una sua giustificazione. Anzi, se tutte le città prese a scenario di un romanzo, lo ristampassero, ne verrebbe fuori una collana bellissima».