Taglio delle tasse subito: Berlusconi ci ripensa
ROMA. In volo per Washington, Silvio Berlusconi ha annunciato ieri che il suo piano di riduzione fiscale, più volte annunciato a breve scadenza, è rinviato a dopo le europee ed a un provvedimento da discutere «nei prossimi consigli dei ministri». Il suo vice Gianfranco Fini, che come Lega e Udc aveva chiesto di prendere tempo, fuori da una «logica elettoralistica», ha parlato ieri di una «prospettiva di legislatura» e di una riforma «compatibile con la revisione della spesa pubblica». Il coordinatore delle segreterie leghiste, Roberto Calderoli, ha definito positivo il rinvio: si è evitata una «manovra propagandistica». In dissenso con gli alleati, Berlusconi è venuto a trovarsi nelle condizioni di dover smentire se stesso.
Il leader ds Piero Fassino lo accusa di un modo di far politica «affidato ad annunci a cui non corrispondono mai fatti concreti». E ricorda la promessa nella campagna del 2001, reiterata nel 2002, annunciata per il 2003 e ripetuta per il 2004. E ne ricava la conclusione di «un governo che non è in grado di dirigere l'Italia». Enrico Letta, Margherita, nella vicenda delle promesse fiscali, vede un segno «della deflagrazione della maggioranza». E Berlusconi «non ottiene il consenso degli alleati neppure sull'annuncio dell'annuncio: figuriamoci sulle cose da realizzare».
Berlusconi assicura che il piano (riduzione delle aliquote Irpef al 23 e 33%) sarà comunque attuato in non precisati «tempi previsti». Ma Enrico Franceschini parla di nuova truffa agli italiani e lo accusa di aver costruito un'attesa di tempi rapidi in migliaia di famiglie, agitando la promessa di un decreto legge e poi di un decreto legislativo, pur di ridurre subito le tasse.
Usando una espressione romana, Giordano parla di «sòla», cioè di una fregatura. Pierluigi Bersani, ds, di boomerang. Dall'andamento della situazione economica, la diessina Laura Pennacchi ricava la prospettiva non di riduzioni fiscali, ma di una addizionale, alla quale Giulio Tremonti sarà costretto dal declassamento minacciato dalle agenzie di rating. Antonio Di Pietro è convinto che il rinvio non fa né caldo né freddo, perché a Berlusconi non crede più nessuno. Il soccorso azzurro è stato affidato ieri a Isabella Bertolini e Luigi Casero, che accusano gli oppositori di insultare il premier e di avere la faccia tosta, perché i loro governi le tasse le hanno aumentate. La riforma fiscale si farà e sarà compatibile con la tutela dei conti pubblici.