Dobbiamo inchinarci davanti a tutti i Caduti
Vorrei rispondere brevemente al signor Livio Longhi, medaglio d'oro della Resistenza. Ho scritto il mio libero pensiero su un libero giornale come hanno fatto in tanti. Lei scrive che mi sono inserito e parla di tentativo furbesco di tirare acqua al mulino dei fascisti di Salò. Le confermo che il mio non è stato un tentativo furbesco, volevo proprio attirare l'attenzione sulla disparità di trattamento davanti ai Caduti, oltre a cercare di far capire che nulla c'entrava l'Amministrazione comunale con l'omissione delle corone bensi, e mi ripeto, chi non ha istruito a dovere il drappello di Polizia municipale e riconosco che bene hanno fatto i giovani del Barattolo a rimediare immediatamente. Non ero presente e non sapevo che ciò fosse avvenuto.
Ma il sostenere come lei scrive che i morti fascisti devono ricordare nei loro cuori i propri Caduti, è una concezione riduttiva e mi sembra ancora ignobilmente astiosa... E a riprova lei tira in ballo la riorganizzazione del disciolto partito fascista, ma con che? Con una corona di fiori e una bandiera?
Vede, la storia va sempre vista con un'angolatura ampia e i Caduti sono Caduti. Non vi sono e non vi saranno mai morti di serie A e morti di serie B.
Vi sono persone ottuse che davanti ad un cimitero di guerra austriaco in Trentino tirano diritto e vi sono persone intelligenti che portano ancora oggi fiori alle lapidi dei soldati borbonici baionettati dai Mille di Garibaldi. Non si meravigli, ma anche chi scrive si inchina ai Caduti partigiani per la causa cosi come si inchina ai ventenni della Rsi Caduti per l'ideale. E dove li troviamo più oggi, giovani di tale pasta?
GianCarlo MainardiPavia
Binasco, resta il ricordo
del maestro Beoni
Sembra ieri, ed invece oggi, 15 maggio, sono 10 anni che è mancato all'affetto dei suoi cari, Giancarlo Beoni. Chi era? Un maestro, nel vero senso della parola, perchè quello che insegnava, prima lo metteva in pratica.
Vorrei riportare un tratto di una lettera scritta da un dirigente scolastico che lo aveva conosciuto: «Vedendo la vita di Don Milani, il mio pensiero è volato a Giancarlo, un maestro certamente non inferiore a Lui. Se il Priore di Barbiana era un prete, e il suo impegno aveva uno sfondo, una motivazione di ordine religioso, l'impegno di Giancarlo era invece motivato da un amore per la scuola e per gli scolari, di per sè autosufficiente e totalizzante».
Naturalmente gli ideali ai quali si richiamavano, sia Don Milani che Giancarlo, erano sul piano sociale gli stessi: «La difesa degli umili».
A Vimodrone dove aveva iniziato la sua carriera ebbe un diploma con medaglia d'oro per aver trasmesso ai giovani una grande amore per la Patria e la Libertà. A Rozzano insegnò per 20 anni e li negli anni '70 non mancarono i problemi. Qui fu proposto per un diploma ai benemeriti della scuola. Fini i suoi giorni a Binasco, insegnò a Casarile e li colleghi e genitori vollero dedicargli la «Biblioteca scolastica».
Ancora oggi incontrando i suoi ex alunni, mi abbracciano e dicono: «Il nostro maestro non lo dimenticheremo mai!». Grazie a tutti quelli che lo ricordano! Un grazie speciale alla «Provincia Pavese!».
Luciana Beoni i figli e i nipotiBinasco
Pavia, cosi i pedoni sono
minacciati dai ciclisti
Qualche giorno fa ho letto la protesta di un giovane di Pavia a proposito delle piste ciclabili, soprattutto di una di quelle di viale della Libertà, impedite spesso da automobilisti indisciplinati. Il giovane ha certamente ragione. Non creda però che le uniche vittime della diffusa carenza di senso civico siano i ciclisti...
In genere lo sono i più deboli di turno! Ha mai provato, ad esempio, ad andare a piedi dalla Minerva all'Esselunga di viale C. Battisti? Sul marciapiede c'è un frequente passaggio di ciclisti, che spesso hanno perfino l'impudenza di chiedere la strada, come se gli abusivi non fossero loro, ma i malcapitati pedoni...
Naturalmente di vigili non c'è mai neppure l'ombra! (A proposito, ma dove stanno di norma? Nella mia zona io vedo sempre soltanto ausiliarie intente a individuare, e graziosamente multare, automobilisti in sosta vietata...).
C. G.Pavia
Il sequestro fatto in Iraq
dai bersaglieri italiani
Gli organi di stampa hanno dato la notizia che i bersaglieri italiani di stanza in Iraq hanno sequestrato mine anticarro e sacchi di esplosivo risultati di produzione italiana.
Materiali non più funzionanti, ma utilizzabili per recuperare l'esplosivo in essi contenuto. E' proprio vero il proverbio che dice: chi la fa l'aspetti. Infatti vent'anni fa il dittatore iracheno Saddam Hussein era un grande amico dell'occidente e siccome agli amici non si nega nulla, perchè non smerciargli mine anticarro? Finchè non è diventato il nemico numero uno, prima di essere catturato.
E ora i bersaglieri italiani, nella terra del dittatore, rischiano la vita con ordigni fabbricati a Brescia e a Livorno. Chi difende le guerre e l'uso delle armi ad ogni costo ed in ogni circostanza, dovrà spiegare con quale presunta intelligenza si costruisca un mondo cosi stupido. Dove si sovvenziona un dittatore, prima lo si fa passare per amico e poi ad un certo momento si decide che non lo è più. Allora si va nel suo Paese a cercare quello che non c'è e a portare a parole la pace con bombe e missili che seminano ferocia, terrore e morte e, per completare il quadro agghiacciante, si torturano le persone.
Poi si cattura il nuovo nemico, in attesa che qualche amico di oggi diventi il nemico di domani e si rischia di inciampare su una mina fatta in casa.
Egidio PiccoGodiasco
Don Orione santo:
l'incontro a Montebello
Giovedi, l'altro ieri, presso il centro di spiritualità Don Orione, si è svolto un incontro in preparazione della festa di canonizzazione del Beato Luigi Orione.
La manifestazione egregiamente organizzata dall'Amministrazione comunale ha visto la partecipazione delle massime autorità civili provinciali e ovviamente di monsignor Martino Canessa, nostro vescovo, e di monsignor Gemma, presule emerito di Isernia e Venafro. Costoro hanno raccontato alcuni particolari e fatto rivivere la storia di Don Orione, umile sacerdote deceduto nel 1940.
Credo che all'appuntamento di domani, domenica, quando sarà proclamato Santo, si arrivi con una miglior cultura e preparazione. La folla è stata veramente numerosa, un altro piccolo miracolo di questo nuovo Santo.
Sergio BarbieriMontebello
Scuole e parchi, la sfida
che passa da Rivanazzano
Credo che in fase pre-elettorale sia facile farsi prendere da elementari entusiasmi. Come siamo tutti Ct quando gioca la nazionale, siamo tutti bravi a promettere in campagna elettorale... Voli pindarici di strutture nuove come asili, parchi, teatri e chi più ne ha più ne metta, chi non li ha avuti? Io ci sono cascata, come dire, con tutte le scarpe, come molti. Poi ho pensato che sarebbe invece più verosimile pensare «prima» a salvare quello che abbiamo.
Non sono una persona che mastica politica e non credo sia necessario appartenere a questo o quel partito per partecipare alla vita del paese, credo invece sia fondamentale pensare a prevenire le situazioni prima che ci sfuggano di mano. Taglio corto con alcuni esempi che sono sotto gli occhi di chiunque voglia vedere. L'incremento dei bambini. Pensare ad un futuro con più bambini iscritti nei vari circoli, vista anche l'affluenza da altre nazioni, non è fantascienza, ma un dato di fatto. Evitare il ripetersi della situazione della Sez. A della 3ª elementare, che è stipata in un'aula-sgabuzzino, questo si che si può fare! Migliorare quello che si ha e che serve nell'immediato, ma proiettato verso il futuro, ha sicuramente la priorità su qualsiasi altra innovazione.
A piccoli passi, senza opere grandiose, si può far tornare Rivanazzano ad essere il «paese da vivere» che era, vissuto con tutti e da tutti, dai bambini agli anziani. Già, i bambini e gli anziani, quelli che Rivanazzano la vivono tutti i giorni per tutto il giorno, i bambini che non frequentano ancora l'asilo perchè troppo piccoli o perchè in lista d'attesa, i nostri figli dopo la scuola, i nonni. Cosa fanno? Dove vanno? Vista la bella stagione ormai avviata, al parco sembrerebbe la risposta più ovvia. Ed a Rivanazzano di parchi ce ne sono ben 2! Quindi di che lamentarsi? Beh, vedere per credere. I frequentatori ci sono e ci saranno sempre per forza! Gli spazi aperti e il verde sono la miglior palestra per qualsiasi forma di svago, di comunicazione e di aggregazione.
Non sono nostalgica, ma se si chiede del Parco Brugnatelli, da quando è stato ristrutturato, non è più considerato un parco da vivere, da usare, un parco dove si facevano feste che tutti ricordano ancora (feste di paese come sono state definite, ma Rivanazzano cos'è?). I giochi sono in un angolo talmente lontano e nascosti dalla strada che pochissime nonne e mamme si avventurano fin laggiù per far giocare i bambini. Poi ci sono «I Giardini» un tempo vanto di Rivanazzano anche perchè controllati dal mitico «Serafino» - dipendente comunale - che ormai sopravvivono. Sono stati ampliati e ci sono i giochi, ma vi invito a venirli a vedere se non siete di Rivanazzano o a rinfrescarvi la memoria se siete rivanazzanesi...
Sia ben chiaro, non voglio che Rivanazzano torni indietro, voglio solo che Rivanazzano faccia i passi lunghi come le gambe che ha! Per ora... salvando il salvabile!
Lia ScupelliRivanazzano