Najaf, battaglia nel cimitero sacro
BAGHDAD. Parte da Najaf l'insurrezione sciita che da ieri sta mettendo a ferro e fuoco Nassiriya e minaccia di allargarsi ad altre città irachene. Dalla scorsa notte i ribelli fedeli al leader radicale Moqtada al Sadr e le truppe americane stanno combattendo fra le lapidi nel cimitero della città santa di Najaf, a meno di un chilometro dal mausoleo dell'imam Ali, uno dei luoghi più sacri al mondo sciita. Le forze Usa hanno varcato la linea rossa e sono entrate nella zona del cimitero, dove si sono rifugiati numerosi miliziani, con almeno sette carri armati e la protezione degli elicotteri da attacco.
Gli scontri a fuoco inziati alle prime luci dell'alba sono andati avanti per molte ore con grande violenza: cannonate e raffiche di mitragliatrici contro granate e colpi di mortaio. Indefinito, per ora il numero dei feriti e dei morti rimasti per le strade.
Durante la battaglia iniziata con un attacco a un commissariato di polizia, ci sono stati pesanti danni. È stato certamente colpito il tetto dorato del mausoleo cittadino: tre fori di proiettili americani, secondo il portavoce locale di Al Sadr che ha accusato gli Usa di avere commesso «il più grave dei crimini».
I network televisivi arabi ieri hanno rilanciato con grande enfasi e per tutto il giorno le immagini della guerra nel cimitero sacro. Ma il generale Mark Kimmit ha respinto le accuse. «Scommetterei che sono stati loro. Sia chiaro che noi non abbiamo attaccato la moschea e che comunque il cimitero viene utilizzato dai guerriglieri per rifugiarsi e sparare», ha precisato il numero 2 del comando Usa. La tensione, però, resta altissima in tutta la città. Molti quartieri da ieri sono deserti. E i combattimenti si sono pericolosamente avvicinati all'abitazione del Grande Ayatollah Ali al-Sistani, il capo religioso più rappresentativo della comunità sciita irachena.
Uno stretto collaboratore di Al Sistani, ha rivolto un appello alle truppe americane e all'Esercito Mehdi per la cessazione degli scontri a Najaf e l'uscita dalla città.
Gli Usa sembrano invece sempre più decisi a catturare il leader ribelle. Mentre si combatte anche a Kerbala, attorno a Najaf sono stati istituiti posti di blocco.
Ma come ogni venerdi, anche ieri Al Sadr ha raggiunto la moschea di Kufa. Davanti ai fedeli ha definito Bush e Blair «i capi di una tirannia che si preoccupa dei propri ostaggi ma non delle torture inflitte al popolo iracheno». Un sermone di fuoco in cui Al Sadr, promettendo che «l'America pagherà caro il suo affronto», ha anche parlato, per la prima volta, dell'«odio che la Francia nutre per l'Islam». Parole subito raccolte a Sadr City, periferia di Baghdad, dove gli emissari di Moqtada hanno invitato la popolazione ad accorrere a Najaf per dar manforte alle milizie Mehdi. Il segretario di Stato americano Colin Powell ha intanto sollecitato Al Sadr a mettere fine alla sua rivolta e ad arrendersi.
N.A.