Un risparmio di 31 euro al mese
ROMA. Un vertice notturno in casa Berlusconi per trovare un accordo sul taglio delle tasse promesso dal premier. Un taglio che deve valere almeno un punto del Pil, circa 12,5 miliardi di euro. «I contribuenti coi redditi più bassi si troveranno in tasca dai 400 ai 500 euro in più all'anno», spiega Gianluigi Magri, sottosegretario all'Economia, Udc.
Una cifra che equivale dai 31 ai 42 euro al mese. Se verrà trovato l'accordo parte delle misure potrebbe entrare in un decreto legge, mentre il ministro Roberto Maroni annuncia: «Fatto l'accordo convochiamo le parti sociali per illustrarlo». Ma sui veri contenuti di un eventuale decreto avanza dubbi Vincenzo Visco, Ds: «Il taglio delle tasse è una visione virtuale della realtà, quella che ha in mente Berlusconi è una manovra correttiva per evitare lo sforamento del 3%». Due infatti i problemi che Berlusconi ha affrontato con Gianfranco Fini (An), Marco Follini (Udc), Roberto Maroni (Lega), Giulio Tremonti (Fi), Gianni Alemanno (An), Roberto Calderoli (Lega) e Rocco Buttiglione (Udc). Il primo è quello dei tagli necessari a reperire le risorse, il secondo la distribuzione della diminuizione delle tasse. A chiedere che il taglio della pressione fiscale parta dal basso sono Lega, Udc e An, con Gianfranco Fini capocordata. Tanto che un sondaggio dell'Ipsos per l'agenzia Apcom premia l'ipotesi Fini a dispetto di quella Berlusconi (taglio per tutti, ricchi compresi). Il 73% con Fini, il 15% a favore dei tagli per tutti. L'Udc, che chiede la centralità della famiglia nelle scelte, fa comunque notare di «essere pronta a fare la sua parte se le condizioni lo permettono, ma non può essere un confronto elettorale». E Fini, prima di entrare a Palazzo Grazioli, dice che anche le sollecitazioni dell'Ue sul deficit sono «uno degli argomenti di cui si discuterà».
Perché il nodo resta questo: cosa tagliare per far quadrare i conti pubblici e cosa per procedere alla riduzione fiscale. Si parla con insistenza di una «rimodulazione e razionalizzazione» degli incentivi alle imprese. Ma qui c'è l'altolà dell'Udc. «Se qualcuno dice che bisogna abolire l'incentivazione alle imprese che sono uno strumento fondamentale di sostegno dell'economia del Mezzogiorno allora non siamo d'accordo». Anche Confindustria, per bocca del vicepresidente Guidalberto Guidi, esprime la propria contrarietà: «Sarebbe un disastro, la vera cura shock per l'economia è il taglio dela spesa pubblica e l'abolizione dell'Irap (chiesta anche dall'Udc ndr)».
Già, il taglio alle tasse come cura shock per far ripartire i consumi. Ma cosa ne farebbero gli italiani dei soldi in più? Il sondaggio Ipsos svela che solo il 35% spenderebbe «qualcosa in più», mentre il 35% «risparmierebbe per coprire eventuali aumenti dei prezzi». Il 20% degli intervistati, infine, coprirebbe «qualche debito», e un 10% non sa o non risponde.