«Rifiuti? Se ne occupavano i tecnici»
VIGEVANO. Sfilata di politici e tecnici al processo sul caso-miasmi. I primi hanno declinato ogni responsabilità su questioni tecniche, i secondi hanno distinto tra chi aveva incarichi generali e chi si occupava del depuratore, fonte delle esalazioni che nella primavera 2001 respirarono gli abitanti di Brughiera e Cascame. Gli imputati sono Renato Collivasone, 46 anni, responsabile tecnico dei rifiuti speciali del depuratore, Gustavo Lodigiani, 51 anni, responsabile del servizio rifiuti della Provincia, ed Emanuela Piaggi, 38 anni, addetta al servizio rifiuti della Provincia.
Collivasone è difeso dall'avvocato Giulio Colli, mentre il legale di Piaggi e Lodigiani è Maria Rosa Cantarella. Tutti gli imputati sono accusati di violazione delle norme sulla gestione dei rifiuti e i due funzionari provinciali anche di falso ideologico.
Nell'elenco dei testimoni vi erano però i vertici dell'Asm di ieri e dell'altro ieri, tra cui gli ex-presidenti Alfredo Galullo e Antonella Mairate, attuale assessore ai Servizi sociali. I due ex-numeri uno dell'azienda di viale Petrarca hanno sottolineato il loro ruolo politico rinviando ai funzionari le competenze tecniche sui vari settori di attività. «Quando è scoppiato il caso dei miasmi - ha affermato Mairate - all'inizio si facevano diverse ipotesi. Si pensava anche ai diserbanti usati in agricoltura. Abbiamo incaricato il professor Albini, del dipartimento di Chimica dell'Università di Pavia, perchè non si riusciva a capire se la causa fosse il depuratore o altro». Alla domanda sugli interventi effettuati all'inizio del caso, l'ex-presidente ha risposto: «Io avrei fatto una serie di cose che non sono state fatte».
Il pubblico ministero Claudio Michelucci ha chiesto se Collivasone fosse un esperto nel trattamento rifiuti. «Direi che era un esperto - ha sostenuto Mairate - in quanto responsabile dell'area del depuratore». Davanti al giudice Piero Savani hanno poi deposto l'ex-vicepresidente dell'Asm Giovanni Balduzzi e gli ex-consiglieri di amministrazione Mario Ponzetto e Sergio Buganza. Ma la testimonianza più 'tecnica" è stata dell'ex-direttore Albino Porta Fusè, che per la vicenda miasmi aveva già patteggiato un 'ammenda di 5.894 euro, di circa mille euro superiore a quella patteggiata da Carlo Coccino, responsabile del settore depurazione dell'azienda.
Porta Fusè ha chiarito che nel progetto iniziale dell'impianto di trattamento era prevista una fitopressa fissa per condensare i rifiuti speciali in modo da renderli inerti. Il piano fu approvato dalla Regione, ma in seguito fu fatta una variante progettuale che prevedeva l'utilizzo di una fitopressa mobile.
I due impianti sono la stessa cosa, hanno la stessa efficacia? Sarà questa una delle questione decisive del processo. «Fissa o mobile - ha detto ieri Porta Fusè - sono la stessa cosa. Gestire questi impianti non è una cosa semplice, anche se io ho seguito la vicenda in qualità di direttore generale e non sono un tecnico in questo settore». Quanto al trattamento dei rifiuti, Collivasone, perito chimico, è stato indicato come il tecnico più qualificato, anche se, secondo Ponzetto, non aveva poteri di spesa. «Collivasone - ha affermato l'ex-consigliere - dava solo indicazioni tecniche».
Il processo è stato rinviato al 17 maggio e al 1º giugno per la discussione finale.