Medici di famiglia: privacy più "morbida"

PAVIA.Una privacy più «morbida» per i medici di famiglia. La versione definitiva delle norme sul trattamento dei dati personali dei pazienti sembra aver chiuso le polemiche dei mesi scorsi. A confermarlo è anche Claudio Rovescala, segretario provinciale della Fimmg. «La Fimmg - commenta Rovescala - ha condotto, a partire dai vertici nazionali ed anche a livello locale con un convegno sostenuto dall'Ordine dei medici, una vera e propria battaglia incruenta contro una normativa sulla tutela della privacy che rischiava di trasformare gli studi dei medici di famiglia in centrali di smistamento burocratico degli assistiti. C'era il rischio di dover chiamare i pazienti per numero, e non per nome, con i medici costretti ad impellenze borboniche al di sopra delle possibilità operative di ogni professionista». In seguito alle proteste dei sindacati medici, la normativa è stata modificata in alcuni punti essenziali. Nell'ultima lettera del Garante per la privacy, viene specificato che «la notificazione deve essere effettuata solo se il trattamento dei dati personali è indicato specificatamente nel Codice entrato in vigore lo scorso 1 gennaio». Inoltre «l'esonero disposto dal Garante a proposito del trattamento dei dati genetici e biometrici opera sia per i professionisti che trattano tali dati individualmente, sia per quelli che condividono il trattamento con altri professionisti specie all'interno di uno stesso studio medico, operando quali contitolari di un medesimo trattamento effettuato in forma associata».
«Ci sentiamo fieri - conclude Rovescala - di avere contribuito a rendere un servizio ai medici di famiglia ed ai cittadini, snellendo e rendendo più umana una normativa che non lo era per niente». (s.re.)